Martedì 23 Luglio 2024
ELENA G. POLIDORI
Politica

Il costituzionalista Mirabelli: "Premierato? I problemi di stabilità non si risolvono cambiando la Carta"

Il professor Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzionale: "Con la riforma del governo il ruolo del premier uscirebbe rafforzato, ma a scapito del Parlamento e del presidente della Repubblica"

Roma, 1 novembre 2023 –  Professor Cesare Mirabelli, la riforma costituzionale proposta dal governo Meloni la convince?

"Premetto che di questa proposta conosco quello che hanno scritto i giornali – spiega il giurista ed ex presidente della Corte Costituzionale –. Non ho avuto modo di vedere e studiare un testo scritto, dunque le mie riflessioni si basano su quanto diffuso dai media. È una premessa necessaria. Da più parti si sostiene che questa riforma sia stata dettata dalla necessità di dare maggiore stabilità al sistema politico di governo, per evitare ribaltoni e dunque garantire che l’indirizzo politico uscito dalle elezioni non sia sovvertito da supposte manovre di Palazzo. Un desiderio avvertito da tempo e da tempo si parla di un rafforzamento del presidente del Consiglio…"

Cesare Mirabelli
Cesare Mirabelli

Quindi?

"Il nostro sistema ha al centro il Parlamento, non il presidente del Consiglio e c’è il presidente della Repubblica a garantire l’equilibrio del sistema. Nello schema della riforma Meloni – chiamiamola così – si dovrebbe intervenire per riequilibrare un sistema che adesso mostra fragilità in alcune sue parti. Però, d’altra parte, è già da tempo che il Parlamento appare indebolito da governi forti che approvano leggi ricorrendo a questioni di fiducia o approvando leggi di Bilancio grazie a maxi emendamenti finali. Insomma, non penso sia necessaria una riforma costituzionale per evitare il passaggio di parlamentari da una parte all’altra o altre questioni che rendono ‘meno stabile’ un governo e una parte politica uscita vittoriosa dalle elezioni. Illusorio che si possano risolvere problemi di stabilità con disegni di riforma istituzionale…"

I padri costituenti hanno lasciato ai parlamentari la libertà di cambiare casacca e hanno limitato i poteri del presidente del Consiglio proprio per evitare che si ripresentasse la possibilità di ‘un uomo solo al comando’. Adesso sembra che si vada in direzione opposta. O no?

"In questa proposta sicuramente il ruolo del presidente del Consiglio è rafforzato a scapito del Parlamento e del presidente della Repubblica, costretto, in caso di dimissioni del premier eletto, a cercarlo nella stessa maggioranza che è uscita dalle urne. Una forte limitazione della libertà del Quirinale che sarebbe sempre più ridotto a un ruolo meramente notarile".

Peraltro, vista la scarsa partecipazione dei cittadini alle elezioni, si rischia di avere un presidente del Consiglio forte eletto da un terzo dell’elettorato avente diritto…

"Questo rischio c’è, ma la scarsa partecipazione è dovuta al venir meno del ruolo dei partiti. Certamente, nelle elezioni in cui si personalizza molto lo scontro, come sarebbero inevitabilmente quelle con l’elezione diretta del premier, le scelte sarebbero suscettibili del sentire popolare del momento, quindi anche di influenze esterne; il rischio c’è, ma c’è anche adesso, solo che è mitigato dall’equilibrio dei poteri. Tirando le somme, questa proposta di cambio costituzionale ha senz’altro intenzioni positive, ma anche rischi. Si potrebbe raggiungere lo stesso risultato di stabilità politica con altri mezzi senza intaccare la Costituzione".

In che modo?

"Attraverso regolamenti parlamentari stringenti e con una legge elettorale diversa da quella che abbiamo. Questi sono i due nodi essenziali".

La ‘riforma Meloni’ va nella stessa direzione di quella di Matteo Renzi che voleva cambiare la Costituzione, attraverso il referendum, per portare a Palazzo Chigi il ‘sindaco d’Italia’…

"Certo, questo titolo è una terminologia che cattura, ma se proprio vogliamo parlare della legge su sindaci e presidenti di Regione che si vorrebbe in qualche maniera ricalcare, bisogna anche dire che i sindaci e i presidenti di Regione hanno compiti amministrativi e che in sostanza i consigli comunali e regionali hanno ben poco potere. Insomma, questo fotografa abbastanza bene quale ulteriore limitazione avrebbe la funzione parlamentare con il nuovo assetto…"

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"Una legge troppo rigida toglie la possibilità di trovare un assetto politico di equilibrio anche nel corso della legislatura. Può essere visto come fonte di stabilità, ma anche al contrario. Rimane il problema: che cosa si vuole ottenere con questa legge?".

Secondo lei?

"Stabilità di governo, impossibilità di ribaltoni politici o manovre ‘di Palazzo’, stabilità della maggioranza parlamentare. Penso che un buon premio di maggioranza in una buona legge elettorale risolverebbe da sola tutti questi problemi".

A quale dei sistemi esistenti somiglia questa proposta di legge?

"Non al semipresidenzialismo alla francese né al sistema inglese, quest’ultimo per altro limitato nell’azione del premier non da vincoli precisi ma da comportamenti. È una proposta che bisogna leggere con attenzione per capire a chi somiglia, ma irrigidire troppo il sistema non restituisce stabilità, ma fragilità. Se si vuole un sistema che sia stabile, bisogna che sia anche flessibile. E non mi sembra che questa legge vada in questa direzione".