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ALBERTO PIERI
Politica

Pnrr, Meloni smentisce la Lega: “Non rinunciamo ai soldi europei”

La premier: "Non prendo in considerazione l'ipotesi di perderli"

Il Governo non finisce di soffrire su molti temi, ma quello su cui soffre di più è la realizzazione del Pnrr. La Ue si è presa un mese di approfondimento supplementare per capire se l’Italia sta rispettando il cronoprogramma. La premier, in pubblico, mostra tranquillità. Al Vinitaly risponde senza tentennamenti a chi le chiede se ha timori di perdere quei 209 miliardi di euro: "No, non siamo preoccupati da ritardi sul Pnrr, stiamo lavorando molto su questo anche per favorire soluzioni a problemi che oggi nascono, ma non sono figli delle scelte di questo governo". Le polemiche diventano sempre più aspre attorno al suo esecutivo, ma lei tiene il punto: "Non prendo in considerazione l’ipotesi di perdere le risorse, ma di farle arrivare a terra in modo efficace" perché "c’è un grande lavoro da fare e di alcune cose bisogna verificare la fattibilità, ma questo è oggetto di interlocuzione" con la Commissione "in base a quanto è necessario".

Il guaio è che i problemi, sul Pnrr, la premier li ha in casa. Il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, ad Affaritaliani.it, parlando dei ritardi sul Pnrr, dice: "Forse sarebbe il caso di valutare di rinunciare a una parte dei fondi a debito". L’esponente del Carroccio spiega di aver "parlato con molti sindaci di comuni piccoli e i problemi sono numerosi, ha senso indebitarsi con l’Ue per fare cose che non servono? Giusto, quindi, ridiscutere il piano con la Commissione europea: o si cambia la destinazione dei fondi o spenderli per spenderli a caso non ha senso". Apriti cielo. Tocca ad anonime, ma qualificate, fonti di governo affrettarsi a spiegare che "l’ipotesi di rinunciare a una parte dei fondi non è sul tavolo". Anzi, il messaggio che si manda è tutt’altro: "Stiamo lavorando per rimodulare il Piano".

Ovviamente, le opposizioni non vedevano l’ora di sfruttare, polemicamente, le parole di Molinari. Per il presidente dei deputati di Azione-Iv, Matteo Richetti, è "una follia perdere un’occasione come quella del Pnrr. Noi ci siamo resi disponibili con proposte chiare". Il M5S, che pretende una risposta all’offerta di collaborazione (con due condizioni) di Giuseppe Conte, nell’attesa di riceverle, punge: "Stiamo assistendo all’ennesima spaccatura nel governo e su un tema cruciale". Anche il Pd ribadisce la sua linea, ma chiede di avere il governo in aula: "Non ce n’è uno che dica la stessa cosa dell’altro", affonda il colpo la capogruppo a Montecitorio, Chiara Braga. "E’ urgente – ripete - che Fitto venga in Parlamento per spiegare all’Italia cosa hanno intenzione di fare per salvare il più grande progetto di ammodernamento del Paese".

Però, le strategie dell’opposizione sono tre, diverse tra loro. Il Terzo Polo è pronto a collaborare, il Pd chiede a Fitto di venire a riferire in Parlamento. L’ex premier Conte, invece, vorrebbe un ‘tavolo’ ad hoc, tra le forze politiche, di maggioranza come di opposizione, eventualità che la Schlein e i suoi non contemplano affatto. "La sede giusta per discuterne è il Parlamento" ribadisce il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia.