Federico Pizzarotti (Imagoeconomica)
Federico Pizzarotti (Imagoeconomica)

Bologna, 12 gennaio 2019 - I verdi europei chiudono la porta ai 5 Stelle e, in vista delle elezioni di maggio, fanno prove di alleanza con un ex grillino di peso, Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e oggi leader di Italia in comune, il movimento dei sindaci.

Il capogruppo dei Verdi europei Philippe Lamberts – con cui ieri avete fatto una conferenza stampa – ha detto che i 5 Stelle hanno fallito e non intende fare accordi con chi va a letto con la Lega... 

"Vogliamo rimettere al centro della discussione l’ambiente, ma soprattutto la sostenibilità. Stiamo cercando di creare qualcosa di nuovo, un nuovo simbolo per presentarci all’Europee. L’obiettivo è parlare di ambientalismo, ma anche di lavoro e temi sociali. Non vogliamo fare gli errori del Movimento 5 Stelle che ripete quello che hanno fatto i Verdi italiani negli anni Ottanta e Novanta: dire sempre di no". 

Tutti questi No si stanno ritorcendo contro il M5S? 

"Non si può dire no a tutto: Tav, Tap, Triv, Ilva per motivi ideologici. L’ambientalismo è un concetto più ampio. Il nostro modello è quello dei Verdi europei. I 5 Stelle, invece, ragionano solo sul sì e sul no, senza capire che, a volte, si può rispondere anche ‘dipende’".

Favorevole alle grandi opere?

"Dipende! Di certo c’è che, quando amministri o governi, non puoi risolvere i problemi dall’oggi al domani. Prendiamo i rifiuti: non puoi passare da zero raccolta differenziata al cento per cento così, in un baleno. Ci vuole tempo e una fase di transizione".

Quello che il Movimento allora non capì quando si presentò il problema dell’inceneritore di Parma...

"Sì, ma sul tema rifiuti non ci siamo arresi. E oggi Parma ha raggiunto l’80% di raccolta indifferenziata. Senza contare che Roma, visto il caos rifiuti, ora riapre le discariche".

Insomma, una sua rivincita?

"Basta schemi rigidi. Più domande: che cosa succede dopo? Della serie: se in un Comune vuoi ridurre le auto, non puoi eliminarle e basta, ma devi fare in modo che ci siano più autobus, più mezzi ecologici etc...".

Facciamola semplice: serve una strategia. Crede che il Movimento sui temi ambientali ce l’abbia?

"No. Ormai l’ambiente non viene quasi più toccato. O, se viene trattato, è per correggere qualche cosa. Penso alle trivelle: prima sono favorevoli, poi dicono che le fermano".

Le retromarce come la specialità della casa?

"Non avendo una strategia, né una programmazione, prima dicono trivelle sì, poi no. Non hanno identità e, quindi, cambiano in corsa. Si è visto sull’ambiente soprattutto, ma anche su migranti ed euro. I 5 Stelle cercano di approfittare di tutte le occasioni, sono opportunisti, vanno dove conviene".

Un modo di fare che gli ha portato grande successo alle urne...

"Sì. Ma stiamo vedendo come sta andando su Tav, trivelle, Tap, Ilva. L’elenco di punti su cui hanno ceduto o cambiato idea è lungo. Basti analizzare come si sono mossi sulle banche. Possono ‘venderla’ come vogliono, ma il decreto su Carige è uguale a quello di Gentiloni. Non puoi prendere in giro gli elettori cercando di cambiare le parole".

In Europa correrete con i Verdi. Avete avuto contatti col Pd che, tra l’altro, sta pensando di rinunciare al simbolo?

"Ho incontrato Carlo Calenda, che stimo. Abbiamo avuto un confronto. Di certo, tra il fronte populista e sovranista, quello a noi più vicino è quello europeista...".

Dopo le Europee, ci sono le Regionali dell’Emilia-Romagna. Il Pd la sta corteggiando?

"Più che l’establishment, gli elettori Pd che temono che la Lega possa vincere in Emilia. Ma ora è presto per pensarci: vedremo a giugno".