Roma, 27 marzo 2021 - Non si fermano le scintille interne in casa Pd: stavoltava va in scena lo scontro  tra Marianna Madia e Debora Serracchiani, entrambe candidate capogruppo dem alla Camera (il voto è in programma per martedì prossimo). L'antefatto è la richiesta di Enrico Letta di avere due donne al vertice del partito, a cominciare dai gruppi. Una richiesta che ha portato Simona Malpezzi a sostituire Andrea Marcucci al Senato e che porterà una fra Debora Serracchiani e Marianna Madia alla Camera.

Intanto il neosegretario Enrico Letta incontrava via zoom i circoli dem fiorentini, e senza mettere becco nella contesa (forse anzi ignorandola) spiegava i motivi del suo ritorno - "Abbiamo toccato il fondo... Io sono tornato perché se ho la possibilità di evitare che tutto questo finisca devo farlo" - buttando lì anche una felice battuta: "Dopo 7 anni mi sento come la mamma del film 'Goobye Lenin'. Molti mi trattano come lei, quella a cui tiravano fuori i cetriolini... Così mi hanno detto che i circoli non esistono più".

Scambio di lettere tra Madia, Serracchiani e Delrio

Ma torniamo alla 'guerra' Madia-Serracchiani per contendersi lo scranno di Graziano Delrio, tirato in ballo a sua volta. A cominciare il circo è stata Madia, che ha accusato Delrio prima di averle chiesto di mettersi in gioco e poi di essersi fatto "promotore di una delle due candidate, trasformando il confronto libero e trasparente che aveva indetto in una cooptazione mascherata". Insomma, secondo Madia, Debora Serracchiani è la "predestinata". 
A questo punto l'ex presidente del Friuli Venezia Giulia non poteva non rispondere: "Non posso credere che intenda riferirsi a me come una persona cooptabile e quindi, dovrei supporre, non autonoma. No, l'autonomia è stata la cifra della mia storia personale e politica", ha scritto Serracchiani. Ed è entrato nell'agone delle mail anche Delrio: "Non ho invitato nessuno a candidarsi - dice - non ho fatto trattative".

Scontro nel Pd: i retroscena

In effetti l'ipotesi che Debora Serracchiani fosse favorita era circolata negli ambienti dem, tanto che qualcuno quasi aspettava un passo indietro della Madia, per evitare la conta e raggiungere l'unanimità, come avvenuto al Senato con Simona Malpezzi. Così la lettera aperta di Madia, in cui ricostruisce accuse e retroscena, è stata un po' una sorpresa.
"Sarebbe assolutamente legittimo" cooptare la nuova capogruppo "alla luce del sole - ha scritto - Debora è una persona autorevole. Ma, ripeto, di cooptazione mascherata si tratta. Questa distanza tra forma e sostanza non è sana: non far seguire a ciò che diciamo il nostro comportamento penso sia una delle cause del perché non riusciamo più a esprimere la vocazione espansiva del nostro partito. Non posso negare il dispiacere umano per quello che si è verificato". 

Delrio ha negato la ricostruzione della Madia: "Ritengo di non meritare accuse di manovre non trasparenti o di potere, visto che a quel potere ho voluto rinunciare lasciando immediatamente il mio incarico. Certe parole mi feriscono oltremodo perché non corrispondono alla realtà e perché vengono da un persona che ho stimato sempre. Credo e spero che si tratti di amarezza". 
Insomma, un tutti contro tutti: "Confrontiamoci senza ipoteche e senza retropensieri - è stato l'invito finale di Serracchiani - sapendo che ognuna rappresenta se stessa e che ogni collega del gruppo deciderà in piena libertà. Conosco i nostri colleghi, che ho visto lavorare in questi anni in aula e nelle commissioni, con passione e responsabilità, e sono certa che nessuno si farebbe imporre candidature calate dall'alto".

Letta e le donne

Nel discorso di Letta ai circoli, spunta la sua battaglia sulla parità di genere nel partito: "Negli ultimi 10 anni - ha ricordato - il Pd ha fatto 3 congressi con 9 candidati segretari, 9 maschi. Non è un caso, basta questo, non siamo riusciti in 10 anni a tirar fuori nemmeno un candidato perdente alla segreteria del partito, e questo è un problema gigantesco. E siccome la questione dei gruppi non riguarda altri, una coalizione, ma è nostra, al Senato è stata fatta una scelta, martedì si farà alla Camera. Credo che questo sia radicalità nei comportamenti, notare che c'è una cosa che non funziona e aggiustarla". 
Sulle donne, ha esortato "bisogna fare un grande passo in avanti, io lo sto facendo, per quello che posso, nel sistema politico, ma non solo il sistema politico è maschile, i direttori dei quotidiani più importanti sono tutti maschi, non valorizziamo la competenza femminile".