Nicola Zingaretti e Roberto Fico (Lapresse)
Nicola Zingaretti e Roberto Fico (Lapresse)

Roma, 25 agosto 2019 - A prima vista è il classico tira e molla fisiologico in ogni trattativa. Di Maio lancia Conte, ma fonti pentastellate fanno sapere al Pd che in realtà si tratta di un atto dovuto e non faranno le barricate. 
Al Nazareno si aspettavano anzi un passo indietro dal presidente del Consiglio ben più definito dell’ambiguissima dichiarazione arrivata da Biarritz. Al netto di Renzi e dei suoi, però, lo stato maggiore del Pd che si è riunito ieri pomeriggio (da Gentiloni a Franceschini passando per Minniti e Orlando) non intende cedere sul Conte bis e rilancia proponendo Fico: come farebbero i 5 Stelle a bocciare uno dei loro dirigenti?, si notano nel consiglio di guerra. 

Il negoziato prosegue così come sulle montagne russe: naturalmente i contatti tra Di Maio e Zingaretti continuano, continuano anche tra i pontieri dei due partiti e oggi pomeriggio si riuniscono i tavoli del Pd sui dossier della trattativa. A rendere la situazione più ingarbugliata del solito, è la presenza del convitato, anzi dei convitati, di pietra: 1) il secondo forno con la Lega, malgrado la chiusura del premier, che piace a parecchi grillini e 2) il miraggio delle urne, tentazione anche più forte nel Movimento. Il punto chiave infatti non è il nome oggi come non era il taglio dei parlamentari ieri: il nocciolo è che i grillini non sono convinti di riuscire a reggere l’alleanza con il Pd nella loro base. 
In questo quadro s’innestano le manovre di quelli che questa roba non la vorrebbero: prima di tutto Di Maio. La proposta Fico da questo punto di vista rischia di essere un boomerang: al Quirinale erano convinti da giorni che, se da un lato il presidente della Camera sembrerebbe la figura più appropriata per una maggioranza orientata a sinistra, dall’altro lo schiaffone all’attuale vicepremier pentastellato rischierebbe di essere intollerabile. Ne sono consapevoli Franceschini & co.: la mossa in realtà, è stata studiata per piegare la resistenza del leader pentastellato e arrivare ad un nome terzo, non Di Maio ovvio. In questo schema, peraltro, per Conte sarebbe pronto il posto di ministro degli Esteri o di commissario Ue.

Ma perchè la mossa del Pd abbia successo dovrebbero concordare i padri-padroni del Movimento, Grillo e Casaleggio. E qui, c’è la seconda incognita: che cosa vuole Davide. I trattativisti democratici ritengono sia favorevole al governo giallo-rosso, ma un militante della prima ora come Bugani, molto vicino a Casaleggio, si schiera per il voto: "M5s non deve temere le urne". I grillini, inoltre, promettono di rivolgersi alla piattaforma Rousseau ("senza Conte premier, la bocciatura è quasi sicura", ammoniscono) sulla cui democraticità nessuno mette la mano sul fuoco. Il ricorso a Rousseau però pone un paio di problemi in più: da un lato cozza con la richiesta di Zingaretti di rendere centrale il Parlamento. Dall’altro difficilmente il capo dello Stato potrà accettare che martedì gli venga proposta una formula ‘salvo bocciatura’ della piattaforma.