Pier Ferdinando Casini (ImagoE)
Pier Ferdinando Casini (ImagoE)

Roma, 16 agosto 2019 - Crisi anomala, presidente Casini. 
«Sì. Non avendo la possibilità di aprire una crisi ordinata, Salvini ha aspettato la chiusura del Parlamento per aprirla. Una scelta inedita nella storia della repubblica», sospira Pierferdinando Casini, senatore centrista.

Perché ha aspettato tanto?
«O perché si è convinto tardivamente o perché ha pensato di sfruttare un effetto sorpresa...».

Un errore.
«Di quelli che si ricorderanno negli annali della Repubblica».

La sta pagando.
«È riuscito con la bacchetta magica a trasformare il king maker, ovvero se stesso, da principe a rospo. Dalla posizione di forza assoluta a quella di debolezza. Poi in Parlamento, resosi conto di essere isolato, ha cercato di precostituirsi una condizione per tornare al dialogo con i 5 Stelle. Impossibile».

Troppo tardi?
«È come quando entri al cinema e hai perso il primo tempo. Non puoi farlo tornare indietro. Oggi qualcuno ipotizza che potrebbe addirittura ritirare la mozione di sfiducia a Conte. Se lo facesse saremmo su ‘Scherzi a parte’».

A questo punto crede sia davvero possibile un governo tra Pd e 5 Stelle?
«Il leader leghista non può pensare che gli altri non reagiscano alle sue azioni. Il modo più efficace per creare inedite convergenze è spaventare tutti con l’arroganza. Salvini che vuole imporre al presidente della Repubblica e al parlamento elezioni anticipate nei termini e nei tempi ipotizzati da lui, spinge gli opposti a convergere».

Nasce una nuova maggioranza?
«Non so se nascerà una coalizione rosso-gialla o solo un governo di tregua elettorale, ma in entrambi i casi l’artefice sarà Salvini. La pretesa di essere un despota ha spaventato alleati e sinistra».

Ha spaventato anche Forza Italia?
«Tutto sommato ha spaventato anche i potenziali alleati della Lega. In queste ore si sta allargando il fronte degli esponenti azzurri che vogliono reagire all’idea di vedersi imporre regole e dominio».

Ma FI potrà mai appoggiare un esecutivo con i grillini?
«Forza Italia deve scegliere da che parte stare. Ci sono esponenti che mi sembrano più estremisti dei leghisti: se vogliono essere i loro fiancheggiatori li seguano in splendido isolamento. Ma saranno al massimo dei coprotagonisti, e forse neppure quello. Se invece, coerentemente alla posizione di questi mesi, vogliono cercare di entrare in uno schema diverso, è il momento. Brunetta e Carfagna stanno dando segnali di grande serietà. Non si può scordare che Berlusconi è stato umiliato a più riprese da Salvini».

Fino al costo di appoggiare un governo con i 5 Stelle?
«Nessuno sa come finirà questa vicenda. Oggi parlare di governo è molto prematuro. Diciamo che si stanno ponendo le condizioni perché la legislatura continui e si narcotizzino gli effetti più negativi della crisi, a partire dalle clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’Iva».

Ma come evolverà la vicenda?
«Se si convergerà su una soluzione di garanzia elettorale, o qualcosa di politico, vedremo. Il tempo è sostanza. E oggi per fare maturare le cose seriamente c’è bisogno di tempo».

Anche tra Pd e 5 Stelle le convergenze sembravano impossibili.
«Tra Pd e 5 Stelle ci sono distanze abissali, ma anche tra grillini e Lega c’erano». 

Il patto ha senso solo se si fa un governo duraturo, di legislatura?
«Un governicchio di garanzia elettorale, seppure fatto con le più nobili valutazioni, non interessa a nessuno. Penso che più passerà il tempo, più ci sarà la possibilità, difficile ma non impossibile, di negoziare un percorso serio di lungo periodo. La situazione deve sedimentarsi, chi corre finisce nel precipizio. Vedrete, nascerà una cosa durevole. E poi tutto questo sarà anche soggetto alla valutazione del Capo dello Stato».

Finora distante e silenzioso.
«Ineccepibile. La sua distanza, anche fisica – è alla Maddalena – è stata proporzionale alla sua voglia di non interferire in un passaggio politico». 

Il Pd reggerà a questo passaggio? Calenda è furente per l’apertura ai grillini.
«Nel Pd c’è più unità di quello che appare. Mi sembra che la posizione del Pd sia granitica. Salvini ha messo insieme gli opposti. Un prestigiatore».

Possibile un Conte bis con una maggioranza diversa?
«Il problema di questo ultimo anno non è stato Conte. I guai creati non sono riconducibili a lui. E qui mi fermo. Perché questa è materia del Capo dello Stato».