Roma, 14 marzo 2021 - Enrico Letta è il nuovo segretario del Partito democratico: è stato eletto - in streaming - con 860 voti favorevoli, 2 contrari e 4 astenuti. "So che non vi serve un nuovo segretario, vi serve un nuovo Pd", ha dichiarato all'inizio dell'intervento di investitura. "Partecipazione per me è la parola chiave", ha aggiunto. Molta attenzione è rivolta dal neo-segretario al ruolo delle donne e al futuro dei giovani, oltre che allo ius soli e al voto ai 16enni. "Io credo nella coalizione - ha detto - dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra su iniziativa e leadership del Pd. Parlerò con tutti coloro che sono interessati a un dialogo".

Letta: "Su ius soli differenza radicale con Salvini e Meloni"

L'assemblea, il 'televoto', la galassia delle correnti

Pd, i segretari del Pd

Il discorso integrale di Letta

I punti fondamentali

Enrico Letta inizia il suo intervento all'assemblea Pd con un ringraziamento al suo predecessore: "Voglio iniziare ringraziando Nicola Zingaretti: a Nicola mi lega un rapporto di lunga e grande amicizia, un rapporto di sintonia, importante. Abbiamo fatte tante cose insieme, tante cose faremo. Ti ringrazio per avermi cercato. Lavoreremo insieme. Abbiamo un carattere anche abbastanza simile, ci capiamo al volo". Enrico Letta indica tre parole d'ordine per il Pd che vuole costruire: "Progressisti nei valori, riformisti nel metodo, radicalità nei comportamenti". Parlando all'assemblea nazionale del partito spiega: "Non vi serve un nuovo segretario, ma un nuovo Pd".

E ancora: "Io scelgo il partito e io ci sono perché ritengo che questa sia la sfida essenziale". "Arrivo a questa candidatura con i giovani nel cuore. Lo ribadisco perché è ciò che mi ha cambiato la vita in questi anni - ha continuato - Lascio tutti gli incarichi che ho avuto fino ad ora con retribuzione. Conservo la presidenza dell'Istituto Jacques Delors, che non ha retribuzione". Poi rivendica: "Arrivo da persona libera", dopo aver lavorato fuori dalla politica ma "i talenti di qui valgono, chi ha fatto politica ha un talento da 'giocarsi' fuori". 

Durante il governo Draghi, si propone Letta, "voglio rilanciare lo ius soli", è una "norma di civiltà". E insiste: "Io sarei molto felice se il governo di Mario Draghi, di tutti insieme, senza polemiche, fosse quello in cui dar vita alla normativa dello ius soli", la legge sulla cittadinanza. E sulla parità di genere: "Lo stesso fatto che sia qui io e non una segretaria donna dimostra che esiste un problema - ammette Letta - "Io metterò al centro il tema delle donne: è assurdo che sia un problema". Porte aperte ai giovani: "Voglio fare una battaglia sul voto ai 16enni, anche se so una battaglia divisiva, complicata, ma dobbiamo allargare il peso dei giovani nella società".

Non dimentica il nodo della legge elettorale: "Io penso che sia necessario introdurre la sfiducia costruttiva e credo sia il tempo di un nuovo modo di eleggere i parlamentari, non più il Porcellum o il Rosatellum". Al termine, Letta si ripromette una verifica puntuale: "So che il voto di oggi qui è un voto eccezionale e questo ci obbliga a un soprassalto di responsabilità. Io voglio essere conseguente a questo stato di necessità. Io vorrei che qui tutti noi fossimo dei volti e non ci fosse maschere tra di noi. Io andrò nei tre gruppi parlamentari e chiederò di fare una verifica al loro interno sulle cose dette qui e vorrò che queste verifiche siano chiare, nette e basare sul rispetto della parola".

Per Letta le coalizioni sono fondamentali:  "Ho imparato - ha spiegato - che ad aprirsi si guadagna sempre. Siamo il motore del governo Draghi e prepariamo anche il dopo. Dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra, su iniziativa e leadership del Pd. Parlerò nelle prossime settimane con tutti coloro che fuori dal Pd possono essere interessati a un dialogo".
"L'incontro con i Cinquestelle guidato da Conte è un incontro che dobbiamo fare - insiste Letta - sapendo che non sappiamo ancora come sarà il M5S. Andremo con grande rispetto e attenzione. Un rispetto e un'attenzione che saranno tipici del nostro modo di essere. Dobbiamo essere un partito forte e unito e con una logica espansiva". E ancora: "Parlerò con tutti coloro che fuori dal Pd possono essere interessati a un dialogo e a un linguaggio comune", ha aggiunto facendo riferimento ad alcuni interlocutori come, tra gli altri, Roberto Speranza, Emma Bonino, Carlo Calenda, Matteo Renzi e anche "tutti gli altri possibili interlocutori, anche nella società, non soltanto nella politica".

Sul potere, il ragionamento è complesso: "Noi non dobbiamo essere quelli che sono la 'protezione civile' nel senso di considerare che devono per forza andare al governo perché sennò l'Italia sbanda - sottolinea Letta - Altrimenti diventiamo il partito del potere e se diventiamo il partito del potere, noi moriamo. Questo è il passaggio più importante di tutti. Noi dobbiamo avere le nostre idee in testa, andare al governo se si vincono le elezioni ma sapendo che si vincono le elezioni se non si ha paura di andare all'opposizione. Noi non dobbiamo essere il partito del potere. Apertura è il mio motto. Spalanchiamo le porte del partito".

Il ritorno al Nazareno

Enrico Letta torna dopo sette anni nella sede del Pd al Nazareno. Entrando, cita Manzoni: "Ho dormito come il principe di Condè". E twitta: "Lo ammetto. L'emozione non manca a salire di nuovo al Nazareno, più di sette anni dopo. Io ci sono. Ci vediamo alle 11.45 sulla pagina Facebook del PD e di Immagina Web". E pubblica due selfie davanti alla sede, e dentro l'ascensore, dove non entrava dal 2014.

La presidente dem Valentina Cuppi apre con queste parole: "È il momento di definire con chiarezza l'anima e l'identità del nostro partito e contemporaneamente un nuovo modello di sviluppo". E chiede a Letta: "Un partito di lotta e di governo". Oltre a Letta, al Nazareno - per la prima volta in videoconferenza - Andrea Orlando, Peppe Provenzano, Walter Verini, Cecilia D'Elia, Brando Benifei, Chiara Braga, Nicola Oddati, Caterina Bini, Luigi Zanda, Stefano Vaccari. Gli altri sono collegati 'da remoto'.