Matteo Renzi (foto Imagoeconomica)
Matteo Renzi (foto Imagoeconomica)

Roma, 11 agosto 2020 - Va avanti il pressing di Governo e partiti, ma l'Inps non darà i nomi dei parlamentari che hanno chiesto il bonus di 600 euro riservato alle partite Iva in difficoltà dopo il coronavirus: è vietato dalle norme sulla privacy. Si pensa di convocare formalmente il presidentedell'istituto Pasquale Tridico perché li dica davanti a una commissione. I parlamentari M5s firmano intanto la rinuncia alla riservatezza, annunciata da Luigi Di Maio. E sul caso interviene il Garante per la protezione dei dati personali: "La privacy non è d'ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell'interessato". "Ciò vale, a maggior ragione, rispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono anche per effetto dei più incisivi obblighi di pubblicità della condizione patrimoniale cui sono soggetti", aggiunge il Garante, che aprirà un'istruttoria sulla metodologia seguita dall'Inps. 

Renzi contro Tridico

E il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, attacca: "Questi parlamentari hanno compiuto un gesto meschino"; "una vergogna totale. Detto questo mi colpisce il clima populista di caccia alle streghe che l' Inps ha instaurato. Dire e non dire, annunciare e non smentire, far circolare notizie false: ad esempio nessuno di Italia viva ha preso quei soldi, ma perché siamo stati coinvolti anche noi?". Al Corriere della Sera dice: "Chi dovrebbe riflettere sulle proprie dimissioni non sono solo i tre parlamentari interessati ma anche e soprattutto il presidente Inps che da mesi dimostra di essere totalmente impreparato e incompetente. Tridico ha sbagliato tutto su cassa integrazione e misure per le partite Iva: per questo deve andare a casa, non per il pasticciaccio sui parlamentari. Aver difeso i colori grillini in campagna elettorale non può essere l'unica ragione per cui viene protetto da Palazzo Chigi nonostante i macroscopici errori. Nei posti di responsabilità vanno messi quelli bravi, non i Signorsì. Spesso mi hanno attaccato sulle nomine, ma vorrei ricordare che io all' Inps avevo indicato una personalità libera e indipendente come Tito Boeri, non propriamente un mio ultrà".

Regione Veneto, chiesto da consiglieri leghisti

Oggi emerge inoltre che ci sarebbero due consiglieri regionali della Lega e il vicepresidente della giunta del Veneto tra coloro che hanno chiesto il bonus autonomi all'Inps. Si tratta dei consiglieri Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli e del vice presidente della giunta Gianluca Forcolin, secondo quanto confermato da fonti interne al Carroccio veneto, riporta l'Ansa. A presentare la domanda per il bonus, non concesso peraltro, per Forcolin, sarebbe stata, sulla base delle sue dichiarazioni, la sua socia. Barbisan ha invece ottenuto il bonus, ma ha prodotto documenti che attestano che ha immediatamente devoluto la somma in beneficenza.