Roma, 28 maggio 2018 - Niente da fare. L’ultimo tentativo di Paolo Savona per rassicurare il Colle più alto sulle sue reali intenzioni, una volta arrivato alla guida del ministero dell’Economia, si infrangono nel tardo pomeriggio, quando Mattarella conferma il suo no a Salvini e Di Maio. Tutto da rifare.

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Eppure la giornata era cominciata nel segno della distensione, con un Savona che in diretta tv arriva perfino ad elogiare quello che ormai considerava il suo predecessore in via Venti Settembre, Piercarlo Padoan: “È stato un grande ministro”, scandisce Lucia Annunciata che legge un messaggio di Savona mentre intervista proprio l’attuale responsabile del dicastero dell’Economia. Parole che non convincono del tutto l’esponente dell’esecutivo Gentiloni: “Il problema non è Savona ma le idee della maggioranza Cinquestelle-Lega sull’Ue”. Parole che anticipano la posizione che da lì a poco avrebbe assunto il Quirinale.

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Eppure pochi minuti prima, per smorzare l’immagine di un governo e un ministro dell’economia a trazione anti-euro, Savona aveva perfino rotto il silenzio per affidare il suo pensiero a una lunga nota pubblicata sul sito scenarieconomici.it.: “Voglio un’Europa diversa, più forte, ma più equa”. Nessuna smentita o retromarcia invece sul suo ultimo libro, con quei toni anti-Germania che hanno accreditato l’idea di un ministro e d’un governo pronto a staccare la spina alla moneta unica.

La nota delinea quasi il programma di un governo europeista: "Creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta l’affermarsi di consenso alla nascita di un’unione politica; assegnare alla Bce le funzioni svolte dalle principali banche centrali del mondo per perseguire il duplice obiettivo della stabilità monetaria e della crescita reale". E, ancora: “Attribuire al Parlamento europeo poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale; conferire alla Commissione Europea il potere di iniziativa legislativa sulle materi; assegnare al Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo compiti di vigilanza sulle istituzioni europee per garantire il rispetto degli obiettivi e l’uso dei poteri stabiliti dai nuovi accordi”. Nessuna intenzione di aggirare o ignorare i vincoli di bilancio su deficit e debito. Ma è tutto inutile. Il Quirinale conferma il suo disco rosso.