Decreto fiscale, Di Maio, Conte e Salvini dopo l'accordo (Lapresse)
Decreto fiscale, Di Maio, Conte e Salvini dopo l'accordo (Lapresse)

Roma, 21 ottobre 2018 - Il giorno dopo l'accordo sulla pace fiscale tra le due anime del governo - con Salvini che cede e in cambio DI Maio gli viene incontro sul dl sicurezza - è tempo di capire cosa comporta questa decisione per le tasche degli italiani. Ecco un breve vademecum per orientarsi in termini come scudo penale, sanatoria, punibilità, saldo e stralcio, rottmazione ter.

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1 - Cancellato lo scudo penale. Contribuenti disagiati, idea sconti

La nuova intesa politica prevede che l’adesione alla sanatoria non cancelli la punibilità per i reati di riciclaggio e auto-riciclaggio, ma anche per gli altri reati tributari, come dichiarazione infedele, omesso versamento di ritenute e Iva. Ma l’accordo spazza via anche la possibilità di fare pace col fisco a prezzi scontati per i capitali detenuti all’estero e non dichiarati. 
Nel corso dell’iter parlamentare, però, potrebbe arrivare uno sconto aggiuntivo anche sul capitale per le cartelle di Equitalia per i contribuenti in condizioni economiche di disagio. 

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2 - Il tetto resta 100mila euro. Tassazione ferma al 20%

Il compromesso per la nuova versione del condono in una formula accettata da entrambi i partiti lascia inalterato l’impianto precedente. Ma riduce la cumulabilità del tetto dei 100mila euro. In sostanza, sarà ancora possibile dichiarare (con una dichiarazione integrativa) i redditi non denunciati nei 5 anni precedenti (dal 2013 al 2017), ma a condizione che il reddito evaso non superi un terzo di quanto dichiarato nell’anno precedente. E che non si vada oltre il tetto dei 100mila euro per anno. A queste condizioni la tassazione sarà pari al 20% sul maggiore imponibile che si fa emergere. E non si pagheranno sanzioni e interessi.

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3 - Multe, bolli e imposte sotto i mille euro.  Confermato il saldo e stralcio

Il decreto prevede un colpo di spugna per le mini-cartelle sotto i mille euro. La cancellazione riguarda i debiti più vecchi, quelli accumulati tra il 2000 e il 2010 che giacciono in gran parte nei cassetti dei contribuenti anche da prima della crisi economica. Le cartelle possono concernere le imposte fiscali non pagate, ma anche multe e bolli non versati. Insomma, tutto quanto è stato notificato sotto forma di cartella di pagamento inferiore ai mille euro nel periodo considerato. L’obiettivo è quello di liberare il «magazzino» della ex Equitalia di un quarto dei crediti non riscossi, cancellando il 25% delle cartelle. Non manca chi, però, sostiene che occorrerebbe prevedere comunque un prezzo per mettersi in regola anche in questo caso: un’aliquota minima. Ma per ora il decreto prevede un’operazione a costo zero per il contribuente. 

4 - Rottamazione ter: più debiti da sanare

La rottamazione ter delle cartelle consentirà il pagamento dei debiti fiscali pendenti dal gennaio 2000, senza sanzioni e more, con versamenti fino al 2024. Potrà usufruire della nuova operazione anche chi ha aderito alla precedente rottamazione. Poi c’è la possibilità di chiudere le liti tributarie pendenti per i ruoli notificati fino al 30 settembre 2019. Per risolvere la partita si dovrà pagare un importo pari al valore della controversia o, se l’Agenzia delle Entrate ha perso in primo o in secondo grado, un importo pari al 50% della contestazione.