Le attese (per oggi) dimissioni di Giuseppe Conte sono il primo, autentico, atto di chiarezza e di onestà intellettuale e politica in questa controversa e per molti versi grottesca crisi di governo. Un esito che doveva e poteva arrivare prima in un tempo segnato dalla più grave tragedia sanitaria, economica e sociale dal Dopoguerra. Ma tant’è. Tardi e forse anche male, ma finalmente l’avvocato del popolo, senza più numeri in Parlamento, ha deciso di rimettere il pallino nelle mani del presidente della Repubblica. Toccherà a Mattarella rimettere a posto il puzzle scomposto della politica e far emergere la figura giusta per traghettare il Paese quantomeno fuori dal caos e dalla palude degli ultimi mesi.

Diciamolo come va detto, senza fronzoli e senza complimenti. Dall’inizio dell’autunno l’Italia è stata governata più o meno alla giornata. Ma, come raccontava efficacemente Mino Martinazzoli rispetto ad altre circostanze, "la nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è la rotta ma ciò che mangeremo domani". Insomma, le convulsioni, i conflitti, le contraddizioni della maggioranza giallo-rossa hanno pesato, eccome, sulla definizione delle più delicate e vitali decisioni delle lunghe settimane di questo autunno-inverno di desolazione e di emergenza.

Dai vaccini alla scuola, dalle chiusure ai ristori, fino al cuore di ogni possibile futuro, affidato al Recovery Plan, non c’è stato giorno in cui non abbiano fatto premio, sulle certezze, lo stallo e la palude, il rinvio e il compromesso al ribasso. Matteo Renzi, in questo senso, ha avuto il merito o, più asetticamente, la funzione di fare da detonatore dentro una polveriera pronta a esplodere. E solo il politicismo esasperato di quel Pd a trazione romana e ministeriale (leggi alla voci Bettini e Zingaretti o Boccia e Provenzano), lontano dai territori, ha determinato un lungo ed estenuante arroccamento del premier e della maggioranza residua dentro il fortino di Palazzo Chigi. In attesa dell’arrivo dei rinforzi pronti ad avere la meglio sugli assedianti. Ora, però, la fallace illusione dei 'responsabili' è caduta. E’ caduta almeno nella versione un po’ misera e non edificante della raccolta dei voti di singoli parlamentari in cambio di incarichi e poltrone. Perché si è compreso, forse, che la somma delle insoddisfazioni non fa una politica. E può essere, allora, che lo stesso Giuseppe Conte esca dalla Fortezza Bastiani nella quale si è rinchiuso.