Luigi Di Maio studia un piano B (Newpress)
Luigi Di Maio studia un piano B (Newpress)

Roma, 8 marzo 2018 - L’evidenza di un quadro politico, dove mancano numeri pesanti per arrivare a una maggioranza stabile, non scoraggia i 5 Stelle, convinti di essere gli unici a «rappresentare l’intera nazione», dice Manlio Di Stefano, l’esponente grillino sottosegretario agli Esteri in pectore. «E di essere capaci di attuare le nostre politiche – aggiunge –, non dovendo chiedere il permesso a nessun alleato con visioni diametralmente opposte». Per questo, «l’incarico di governo dovrà essere dato a Luigi Di Maio», che oggi salirà al Quirinale per presenziare alla festa dell’8 marzo. Non è un giorno facile per il leader stellato, la cui apertura al dialogo verso gli altri partiti è stata respinta in modo netto dal Pd. Dunque, i numeri per far decollare il primo governo a 5 stelle al momento non ci sono e Di Maio studia una exit strategy; se, come sembra non ci sarà la possibilità di trovare convergenze sui temi con le altre forze politiche e dovessero cominciare «teatrini, giochi di palazzo – commentava ieri Di Maio – e strategie alla House of Cards», allora meglio un’altra via. 

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D’altra parte, di trattative alla luce del sole non se ne vedono, è buio anche sul fronte degli accordi sulle presidenze delle Camere (dove, comunque, l’opzione 5 Stelle per Montecitorio resta quella di Roberto Fico) e Di Maio scalpita per uscire dallo stallo. Dopo il no del Pd lo sguardo potrebbe rivolgersi anche al centrodestra, ma con maggiori difficoltà dovute al fatto che il pieno di voti presi al Sud sono da leggere non solo come plauso al futuribile reddito di cittadinanza, ma anche in chiave anti-Lega che quel reddito non vuole affatto. Dunque meglio preparare anche una terza via. Quella di essere parte di un ‘governo di scopo’ che il Capo dello Stato potrebbe, alla fine, decidere di concretizzare solo per rifare la legge elettorale. Un’ipotesi che non spaventa affatto i 5 Stelle, convinti che quest’ultima sia la strada giusta per un nuovo bagno di consensi elettorali ancora più forte di quello appena trascorso.

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"Comunque vada – sostiene un’autorevole fonte stellata – per noi non cambia nulla; o andiamo al governo, o ripassiamo per le urne con un Pd in stato comatoso e un Berlusconi ormai fuori dai giochi. Non possiamo che migliorare i nostri numeri e a quel punto governeremo da soli». L’importante, viene spiegato, è stare al tavolo nel momento in cui si dovessero riscrivere «le regole del gioco".

TUTTI I RISULTATI

Intanto restano alcuni nodi da sciogliere. Gli ex deputati e senatori finiti nel frullatore di ‘rimbosopoli e rieletti transiteranno direttamente nel gruppo misto della Camera di appartenenza, a parte Giulia Sarti che è stata ‘perdonata’ e rientrerà a pieno titolo. Dal Misto alcuni sosterranno il gruppo M5s, nei momenti più difficili, con voti a favore. Nel tempo, questo comportamento potrà essere oggetto di revisione della loro sentenza di espulsione. Ci sarà, poi, da risolvere anche il problema Sicilia, dove i numeri sono stati talmente premianti che i 5 Stelle hanno esaurito i possibili eletti e un seggio, da loro conquistato, è rimasto senza un titolare. Infine si prepara l’assemblea degli oltre 330 neo eletti M5s: per loro c’è l’assoluta consegna del silenzio per evitare gaffe e incidenti con i media come nell’esordio parlamentare grillino nel 2013.

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