FRANCESCO GHIDETTI
Politica

Staino, il compagno diverso. Rideva anche della sua sinistra

L’artista aveva 83 anni. Con il suo alter ego Bobo ha attraversato l’evoluzione dal Pci al Pd. Non ha mai risparmiato critiche al mondo progressista. E fu tra i primi a riabilitare Craxi

Firenze, 21 ottobre 2023 – E poi, alla fine, con voce gentile, ti chiedeva (quasi fosse un favore fatto a lui...): "Vuoi una vignetta?". E, dopo poco, il disegno arrivava e subito si rideva. Magari di un riso dolceamaro. Sergio Staino, che ci ha lasciati ieri a 83 anni, rappresentava, si condividessero o meno le sue prese di posizione, l’idealtipo del militante del Pci e dei suoi derivati: Pds, Ds, Pd. Staino aveva creato la figura di Bobo nel 1979 per Linus (allora diretta da un altro gigante della nostra cultura, Oreste del Buono), salvo traslocare nel giornale del Partitone, l’Unità. Bobo, il militante, l’iscritto, pochi capelli e molta barba, sovrappeso, la cui anima era attraversata da mille paure, da tante speranze, da molti dubbi e da pochissime certezze.

Il vignettista Sergio Staino
Il vignettista Sergio Staino

Mai potremo dimenticare la vignetta del 15 luglio 2021 che Staino disegnò apposta per Quotidiano Nazionale. C’è caos a Cuba. La gente scende in piazza contro il regime, la sinistra mondiale si interroga su quel modello di “comunismo caraibico“ tante volte proposto come esempio. E lui, Staino, che cosa fa? "Adesso – scandisce – dobbiamo solo appoggiare i movimenti di ribellione. Basta con la paura. Basta con il comunismo". E, matita in mano, ecco che disegna la figlia di Bobo che chiede: "Ma esiste un Paese dove abbiano trionfato i comunisti e che, oggi, viva in democrazia?". Risposta di Bobo: "Bè, ecco... qui a Scandicci va abbastanza bene, no?". Scandicci, la cittadina (una volta rossa che più rossa non si può) alle porte di Firenze in cui lui, nato nel senese a Piancastagnaio, viveva. Una vignetta-manifesto. Una rappresentazione plastica di quel che era (è?) il militante del Pci che ne ha viste di tutti i colori, compresa la girandola di svolte e controsvolte che hanno portato al Pds, ai Ds, al Pd. Il Pd, già. Un partito con cui aveva un rapporto di amore conflittuale. Nel 2009, fece scalpore la sua candidatura alle Europee nelle liste di Sel. Lui, iscritto al Pd. Rischiò l’espulsione, si levarono cori indignati. Salvo poi, nel biennio 2016-2017, diventare direttore de l’Unità .

Sul suo blog si definiva "disegnatore, scrittore, regista e operatore culturale. Anima inquieta della sinistra marxista". Marxista, diceva lui, ma capace di intemerate contro la vecchia guardia dei D’Alema e Bersani, “colpevoli“ di far la guerra a Matteo Renzi. Renzi, che lui, pur non condividendone tutte le idee, difese a spada tratta. Fece scalpore questa frase: "Vogliamo disegnare Renzi col fez? Complimenti! Così il cosiddetto popolo di sinistra è sempre più confuso e strabordano grillini e leghisti". E non solo: intervenne anche a scudo di Roberto Benigni, che nel giugno 2016 aveva fatto outing dichiarando il suo Sì al referendum “renziano“. Contro il comico si erano scagliati in molti. Tra questi Dario Fo. E Staino-Bobo mostrò tutto il suo disappunto. Fo era per lui un maestro e un amico, ma "che tristezza. Dario ha sempre avuto una tendenza all’estremismo. Ma da quando sono arrivati i grillini sta esprimendo una demagogia impressionante. Non lo riconosco più".

Forse la “revisione” più significativa avvenne con Bettino Craxi contro quei "comunisti che demonizzarono il leader del Psi senza rendersi conto che, invece, andava incalzato. Anch’io sono stato tra quelli che lo hanno considerato il nemico più pericoloso, trattando quasi meglio la Dc che lui. E il risultato? Abbiamo dato un bell’aiutino alla crescita di Berlusconi". Lui, direttore di Tango, l’inserto satirico dell’Unità che metteva i socialisti alla gogna nella seconda metà degli anni Ottanta.

Un artista tormentato, un intellettuale a tutto tondo. Insomma, non disegnava “solo“ vignette: laurea in architettura, professore di educazione tecnica in vari licei della provincia di Firenze, autore televisivo, teatrale, cinematografico. Ma soprattutto psicanalista (inconsapevole?) della sinistra. Che adesso piange lacrime ora amare (se ne va un’icona), ora dolci (pensando al vecchio Bobo)...

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