Marco Minniti e Matteo Renzi (Imagoeconomica)
Marco Minniti e Matteo Renzi (Imagoeconomica)

Roma, 5 dicembre 2018 - Sulla corsa alla segreteria del Pd, Matteo Renzi alza le spalle: "Non mi occupo del congresso", assicura secco. Eppure tra i dem la bufera riguarda proprio la candidatura di Marco Minniti, che era stata avallata dall'ex premier e che ora è in bilico perché, spiegano i 'minnitiani', se nel frattempo Renzi punta solo a costituire comitati civici l'ex ministro dell'Interno ha perso la voglia di impegnarsi in prima persona. E su tutto aleggia la possibilità che l'ex leader fondi un nuovo partito

Quindi Minniti lascia? "Ci sta pensando seriamente, oggi dovrebbe dare un'indicazione precisa", riferisce una fonte parlamentare dem vicina all'ex ministro. Già in un'intervista al Corsera Minniti ha espresso irritazione per l'apparente disimpegno di Renzi a sostegno della sua candidatura.

La richiesta sul tavolo sarebbe perlomeno che il progetto di Renzi non si strutturi politicamente prima del congresso e delle Europee. Una 'exit strategy' che trova concordi i renziani, ma Minniti vuole garanzie direttamente dall'ex segretario dem, e chiede - sottolinea un renziano - un suo diretto coinvolgimento nella campagna per le primarie.

Ma Renzi non si fa tentare: "Io sono fuori dal dibattito del Pd", ha ribadito anche questa mattina l'ex presidente del Consiglio a Bruxelles. Con i parlamentari europei ha eluso il tema della possibilità di dotarsi di un proprio partito, rivela un parlamentare dem, spiegando solo che queste elezioni europee saranno difficili e che serve una netta scelta di campo anti-sovranista.
Nel mirino di Renzi ci sono solo Matteo Salvini e Luigi Di Maio, anche se la tentazione di portare avanti un piano al di fuori del Pd è sempre forte. "L'importante - spiegano altri fonti del Nazareno - sarebbe capire i tempi, perché è chiaro che se Renzi volesse accelerare sarebbe un danno per tutto il partito".

Nicola Zingaretti, altro candidato 'forte' alla segreteria, attacca: "Spero che qualcuno non abbia deciso di distruggere il Pd, giocando a un gioco macabro".

I renziani sono in attesa della decisione di Minniti. Antonello Giacomelli spiega: "Siamo pronti a sostenere Marco Minniti con convinzione", ma "quello che però non possiamo fare è trascinare una situazione indefinita fino alle ore a ridosso della scadenza per la presentazione delle candidature. Quindi credo che se nella giornata di oggi non ci sono fatti espliciti e conclusivi, da domani servirà ragionare su un nuovo assetto del Congresso". 

Al Senato e alla Camera sono pronte le firme di sostegno alla candidatura Minniti. Una trentina a palazzo Madama e ancor di più a Montecitorio. "E' pronta anche la mozione per supportarlo", riferisce un senatore. I fedelissimi di Renzi però sottolineano che sarà difficile venire incontro alle richieste dell'ex ministro. "E' un dibattito surreale", commenta un altro renziano, "non si comprende se abbia timore di perdere o se vuole solo alzare il prezzo". 

Da tempo in ogni caso Minniti ribadisce di voler lavorare per non spaccare il partito, per fare in modo che torni un gioco di squadra, che il dibattito non sia tra chi vuole che si chiuda con il renzismo e chi lo difende a spada tratta. Il sindaco di Firenze Nardella ha ribadito che la spinta dei sindaci per Minniti è forte ma, nonostante una telefonata ieri tra l'ex ministro e lo stesso Renzi, un vero chiarimento non c'è ancora stato. Da qui i dubbi di Minniti sulla possibilità di fare un passo indietro.
I renziani sono in pressing, altrimenti il 'piano B' è quello di chiedere a Lorenzo Guerini un passo in avanti. L'ex ministro dell'Interno dovrebbe comunque sciogliere la riserva oggi.