Il ministro dell'Interno Matteo Salvini con dietro una foto della Sea Watch (Ansa)
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini con dietro una foto della Sea Watch (Ansa)

Roma, 13 giugno 2019 - "Sea Watch 3 è una vera e propria nave pirata a cui qualcuno consente di violare ripetutamente la legge. Non vediamo l’ora di usare i nuovi strumenti del decreto Sicurezza bis". Quando dal Viminale lo hanno avvertito che in mattinata la nave della ong tedesca Sea Watch aveva colpito ancora salvando 53 migranti in acque libiche anticipando sul tempo la Guardia Costiera di Tripoli che aveva assunto il coordinamento del soccorso a un gommone in difficoltà, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha perso la pazienza. E con la Sea Watch non è certo la prima volta. 
"È evidente il collegamento tra scafisti e alcune ong. Probabilmente solo qualche procuratore non se ne accorge", ha detto, riferendosi, pur senza nominarlo, al procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che lo indagò per sequestro di persona per il caso Diciotti e il 18 maggio ha sequestrato proprio la Sea Watch 3 costringendo, contro il volere di Salvini, a far sbarcare i 47 migranti che aveva a bordo. 

Sea Watch: "Quereliamo Salvini per diffamazione"

La procura di Agrigento lo scorso primo giugno ha poi dissequestrato la nave, che è tornata in acque libiche come se nulla fosse stato. Adesso Salvini promette di colpire duro la Sea Watch 3 se tenterà di entrare ancora in acque italiane. 
"La Sea Watch – accusa Salvini – è intervenuta in zona Sar libica, anticipando la Guardia Costiera di Tripoli che era pronta ad intervenire e già in zona. Sappia che, qualora facesse rotta verso l’Italia, metterebbe a rischio l’incolumità delle persone a bordo, sottoponendole a un viaggio più lungo e disobbedendo alle indicazioni di chi coordina le operazioni di soccorso. Non vediamo l’ora di usare i nuovi strumenti del Decreto Sicurezza bis per impedire l’accesso alle nostre acque territoriali". L’articolo 2 del decreto sicurezza bis stabilisce infatti che in caso di violazione del divieto di "ingresso, transito o sosta in acque italiane" è prevista una sanzione da 10mila a 50mila euro e, "in caso di reiterazione della violazione", la confisca ella nave. Vista la precedente violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali in occasione dello sbarco del 18 maggio scorso a Lampedusa, è questo il duplice rischio per la ong.

"Questa mattina, alle 9.53 – scrive su Twitter l’Ong tedesca – l’aereo di ricognizione Colibrì aveva avvistato un gommone a che si trovava 47 miglia al largo di Zawiya, Libia, e ha informato le autorità competenti e la nostra nave, che si è subito recata in zona per prestare assistenza". "La cosiddetta guardia costiera libica – aggiunge l’organizzazione in un altro tweet – successivamente comunicava di aver assunto il coordinamento del caso. Giunti sulla scena, priva di alcun assetto di soccorso, abbiamo proceduto al salvataggio come il diritto internazionale impone". 

La Sea Watch sta facendo rotta verso nord, anche se è da vedere se entrerà nelle nostre acque territoriali. Salvini la attende al varco. Si disinteressa della richiesta ufficiale dell’Unhcr al governo italiano di "riconsiderare" e "rivedere" il decreto Sicurezza bis, annuncia la chiusura entro luglio del Cara di Mineo, il più grande centro per rifugiati presente in Italia che oggi ha 152 ospiti ma che è arrivato ad accogliere oltre 4mila persone e soprattutto non vede l’ora di procedere al sequestro della Sea Watch 3. Per farne un caso esemplare che sia di monito alle altre ong.