Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri (Ansa)
Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri (Ansa)

Roma, 15 aprile 2020 - Maggioranza a nervi tesi sul Mes e sull'opportunità di accedervi per affrontare l'emergenza Coronavirus. E nel bel mezzo dello scontro tra Pd e M5s interviene il premier Giuseppe Conte che su Facebook parla di discussione "inutile" sul tema, perché solo alla fine della trattativa Ue "potremo valutare se questa nuova linea di credito (il Mes, ndr) pone condizioni, quali condizioni pone, e solo allora potremo discutere se quel regolamento è conforme al nostro interesse nazionale". Fermo restando che "l'ultima parola spetterà al Parlamento" e che "la mia posizione è stata chiara fin dall'inizio". Ovvero: "Il Mes è uno strumendo inadeguato e insufficiente".

E ancora: "Io, e qui parlo da Premier e da avvocato, prima di dire se un finanziamento conviene o meno al mio Paese voglio prima battermi perché non abbia, in linea di principio, condizioni vessatorie di alcun tipo". Dopodiché "voglio leggere e studiare con attenzione il regolamento contrattuale che condiziona l'erogazione delle somme", spiega Conte. Solo allora "mi sentirò sicuro di poter esprimere, agli occhi del Paese, una valutazione compiuta e avveduta".

Parole di mediazione che sembrano ricucire la ferita aperta nella maggioranza. "Piena fiducia in Conte, serve compattezza" in vista del Consiglio Europe del 23 aprile, dice il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, capodelegazione del M5s al governo. Le parole del premier "mi paiono ragionevoli e condivisibili", dice Dario Franceschini, ministro per i Beni Culturali e per il Turismo del Pd. "Non è il tempo di posizioni pregiudiziali ma occorre sostenere la posizione italiana su mezzi e risorse della Ue per affrontare l'emergenza", aggiunge. Una tregua al termine di una giornata in cui il dibattito aveva preso una piega pericolosa per la tenuta della maggioranza. 

Scontro Pd-M5s

E' il Movimeto 5 Stelle ad accusare il Pd di "mettere in discussione la linea del governo e del presidente del Consiglio Giuseppe Conte". Lo scontro sale al punto che i dem devono chiarire che "il governo non rischia la crisi". Al centro sempre l'accordo raggiunto dall'Eurogruppo, con il via libera ad alcuni strumenti salva-crisi tra cui appunto i fondi del Mes a zero condizionalità limitatamente alle spese sanitarie (fino al 2% del Pil). Un'intesa che va limata in vista dell'ok finale previsto nel Consiglio europeo del 23. Un "buon primo tempo", ha definito il ministro Gualtieri le conclusioni del vertice, mentre Conte e i suoi ora sono in trattativa per cercare di strappare condizioni o strumenti più favorevoli (come i tanto citati 'Recovery Bond', o coronabond).

Il balletto sul Mes

E' stato Conte in primis a ribadire, all'indomani dell'accordo,  che il governo non intende ricorerre ai fondi del Mes "né oggi né mai". Ma dal Pd si sono levate più voci (tra cui quella del segretario Nicola Zingaretti) favorevoli all'ipotesi di "sfruttare i soldi sulla sanità" che arriverebbero del Mes a zero condizioni. Una linea sposata anche da Italia Viva, mentre M5s e Leu non sembrano voler sentire ragioni in proposito. Divisa pure l'opposizione con Lega e Fratelli d'Italia contrari, mentre Forza Italia si è detta favorevole all'accesso ai fondi.

M5s

Il capo politico grillino, Vito Crimi, ha chiesto oggi chiarimenti ai dem. Ancora più duro il sottosegretario M5s agli Esteri, Manlio Di Stefano: "Stamattina ho sentito il capogruppo del Pd alla Camera Delrio dire 'il 
Mes è una disponibilità, secondo me è un successo averlo ottenuto senza condizionabilità, ammesso che sia così''. In pratica, Delrio ha ammesso candidamente di non sapere nulla sul tema della condizionalità ma comunque, alla cieca, si è lanciato contro la linea del governo e di Conte", accusa Di Stefano. La senatrice Barbara Lezzi si spinge ancora più in là "Se il Pd vuole il Mes deve tornare alleato di Berlusconi", dice. E per Stefano Buffagni, vice ministro a Mise, il Mes è "un cappio al collo". 

Pd e Iv

I dem Graziano Delrio e Andrea Marcucci difendendo la posizione del partito e allo stesso tempo assicurando che non è in atto alcun tentativo di delegittimazione di Conte o del governo. "Non si mette in discussione nulla, abbiamo solo detto che se non ci sono condizioni capestro il nostro Paese deve utilizzare tutte le risorse, non capisco perché non utilizzare il fondo se c'èbisogno", ribadisce Delrio. L'esecutivo "non rischia sul Mes, è il governo che ha ottenuto questo miracolo, trasformando il Mes - garantisce Marcucci -. Legarsi alla terminologia senza andare a vedere che cosa è cambiato, vuol dire rifiutare l'oggettività dei risultati ottenuti da Conte, che è riuscito a fare una rivoluzione, un capolavoro".

Parole che trovano l'appoggio, per una volta, di Italia Viva. "Questa barzelletta del Mes deve finire", afferma Matteo Renzi. "Il Mes senza condizionalità significa che ci danno 37 miliardi di euro, a condizioni migliori di un qualsaisi altro tipo di prestito", che "vanno ai cittadini italiani. Quindi, quando vi fanno grillini e leghisti tutta la polemica sul Mes, vi stanno prendendo in giro".

Di Maio cita De Gasperi 

"Abbiamo sempre giocato da squadra, ora ci troviamo in uno dei momenti più delicati della nostra storia, ed è bene che si torni a giocare da squadra" con una nota il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, cercando di riportare la pace nella maggioranza in merito al dibattito sul Mes."Solo se saremo uniti saremo forti. Solo se saremo forti saremo liberi", conclude citando Alcide De Gasperi.

Lega, Fdi e Forza Italia

Non si allineano le forze di opposizione. "Il Mes non va demonizzato: usiamolo senza condizioni", chiede il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. L'ex premier si dice convinto che "sarebbe assurdo non utilizzare 36 miliardi per l'emergenza virus". Quindi, a proposito del ruolo del governo di centrodestra da lui guidato nel 2011 nel dare il via libera al Mes, precis: "Il Mes, firmato da noi, era diverso da quello che il governo Monti portò a ratifica in Parlamento nel 2012, ma soprattutto venne negoziato nel quadro di un accordo politico per noi assolutamente positivo perche' comprendeva anche gli Eurobond".

Secondo Matteo Salvini (Lega) "non esiste un Mes senza condizioni, è un fondo istituito da un Trattato e Berlusconi o Prodi possono dire quello che vogliono ma i Trattati si leggono, quindi se uno chiede un euro o milioni di euro dovrà restituirli". Il problema non è "il tasso" di interesse "ma le condizionalita' per restituire quei soldi". E "l'accordo" raggiunto all'Eurogruppo, sostiene il leader leghista, "non può andare sopra al Trattato".

Con Salvini la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che sceglie però una via più cauta: "Spero di essere smentita, ma oggi sono convinta che la linea di credito senza condizionalità del Mes per le spese sanitarie rischi di essere un "cavallo di Troika", dice. "Se non restituisci i soldi che chiedi in prestito come dicono loro e nei tempi che stabiliscono, e indipendentemente dalla difficoltà che hai, puoi ritrovarti lo stesso la Troika dentro casa", aggiunge.