Giorgia Meloni (ANSA)
Giorgia Meloni (ANSA)

Roma, 15 aprile 2021 - L’ultimo tempo del derby a destra si gioca sul campo rappresentato dalla mozione di sfiducia contro Roberto Speranza che Fratelli d’Italia ha annunciato di voler presentare. La strategia di Giorgia Meloni è abbastanza semplice da leggere: dare uno schiaffo al ministro della Salute per colpire Matteo Salvini. La frase usata dalla leader tricolore per spiegare la mossa non lascia adito a dubbi: "Vediamo chi ci sta".

E’ evidente che la mozione non ha alcuna possibilità di passare, e anzi, come (quasi) tutte le mozioni si sfiducia finirà per compattare la maggioranza, "obbligando" a sostenere il ministro anche coloro che del suo operato non sono entusiasti. Ed è proprio questo che vuole Meloni: impedire a Salvini il gioco finora tentato di recitare le due parti in commedia, quella di lotta e quella di governo. Sostenere Draghi per mostrare la propria "responsabilità", il proprio volto "governativo", e contemporaneamente tuonare contro le chiusure e il ministro "rigorista" per non perdere contatto con la piazza della protesta.

La dinamica all’interno del centrodestra entra in sostanza sempre più nel vivo, e non è una dinamica "pacifica". I sondaggi, anche gli ultimissimi, danno la Meloni in crescita e Salvini in calo, frutto dell’opposta scelta rispetto al governo Draghi. Per carità, nessuna sorpresa: era previsto che almeno nell’immediato, finché il Paese sarà impantanato nella crisi pandemica, il Carroccio potesse essere penalizzato mentre Fratelli d’Italia avrebbe beneficiato dalla rendita di posizione di essere l’unica forza di opposizione. Ma una cosa è prevedere una cosa è toccare con mano la realtà. Quella che appunto Salvini sta toccando, che gli sta creando non poche difficoltà e di cui la Meloni cerca di approfittare.

Anche perché nella politica liquida di oggi, i sondaggi sono virtuali fino a un certo punto perché hanno un effetto molto concreto nell’immediato. Quando all’interno delle coalizioni si vanno i scegliere i candidati, si assegnano i seggi, in sostanza ci si pesa, il punto di riferimento non sono infatti le elezioni di due, tre o cinque anni fa, ma i sondaggi ultimi che in sostanza funzionano come elezioni parziali. Ecco perché i colpi bassi non mancano anche tra alleati, dando vita a una dinamica da un certo punto di vista inevitabile ma anche pericolosa.