Venerdì 21 Giugno 2024
GIOVANNI ROSSI
Politica

Matteotti 100 anni dopo. La svolta di Meloni: "Fu ucciso dai fascisti"

Commemorazione alla Camera del discorso contro Mussolini del 30 maggio 1924. La premier: "Vittima dello squadrismo". Lo scranno del socialista non sarà più occupato.

Matteotti 100 anni dopo. La svolta di Meloni: "Fu ucciso dai fascisti"

Matteotti 100 anni dopo. La svolta di Meloni: "Fu ucciso dai fascisti"

"Siamo qui a commemorare un uomo libero e coraggioso ucciso da squadristi fascisti per le sue idee. Onorare il suo ricordo è fondamentale per ricordarci ogni giorno, a distanza di 100 anni, il valore della libertà di parola e di pensiero contro chi vorrebbe arrogarsi il diritto di stabilire cosa è consentito dire e pensare e cosa no".

Davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, Giorgia Meloni trasforma il ricordo del deputato socialista ucciso dai sicari di Mussolini in evento politico istituzionale e personale. Da un lato riconosce le responsabilità storiche accertate, con tono appropriato al ruolo di presidente del Consiglio e atteggiamento ben diverso rispetto alla sceneggiata con il governatore campano Vincenzo De Luca; dall’altro, rovescia sull’opposizione proprio "la lezione di Matteotti": "La nostra democrazia è tale – incalza la premier – se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto, sulla libertà, non sulla violenza, la sopraffazione, l’intolleranza e l’odio per l’avversario politico". Mai più un altro 30 maggio 1924, quando, denunciati i brogli, Matteotti disse al collega Cosattini: "Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me".

La nipote del commemorato, Elena Matteotti, appare quasi stupita dalla svolta meloniana: "Vorrei un incontro. Sarebbe l’occasione di un confronto civile e umano per avere conferme sulla posizione espressa". Formalizza l’appuntamento: "Il 10 giugno, anniversario della morte di mio nonno, saremo a Lungotevere Arnaldo da Brescia per una commemorazione aperta a tutti". In Aula l’altra nipote Roberta osserva commossa la targa Matteotti sullo scranno numero 14: "Non sarà più assegnato, sarà di Matteotti per sempre. A perenne ricordo del suo sacrificio", annuncia Fontana davanti ai predecessori Fausto Bertinotti, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Roberto Fico. E dopo le parole di Matteotti, interpretate da Alessandro Preziosi, arriva la standing ovation dell’Aula e dei partecipanti al concorso studentesco nel Centenario dell’assassinio.

"Il fascismo è stato strutturalmente violenza e negazione della libertà. Credo che questo sia il messaggio più forte lasciato da Matteotti", sottolinea la numero uno del Pd Elly Schlein, mentre la collega Debora Serracchiani, scandisce un plateale "finalmente", riconoscendo alla premier "chiarezza per tutta la nostra democrazia". Ma c’è chi si mostra meno eccitato. Gianfranco Fini, per esempio: "È storia. Dumini, che guidava la squadraccia, era notoriamente iscritto al partito fascista". "Meloni sta costruendo uno Stato a sua immagine svuotando di funzioni il Parlamento", è l’allarme del co-portavoce di Avs Angelo Bonelli. "Il lupo si mette la cuffietta per non far vedere le orecchie. Ma le orecchie spuntano lo stesso", esemplifica la filosofa Francesca Rigotti, residente in Germania e autrice del volume Giacomo Matteotti. Il consenso e la forza. L’ultimo discorso del 30 maggio 1924 (Interlinea). Il consiglio è semplice: "Più che invocare il rispetto, Meloni lo pratichi".