Il vicepremier Matteo Salvini a Porta a Porta (ImagoE)
Il vicepremier Matteo Salvini a Porta a Porta (ImagoE)

Roma, 21 aprile 2019 - Nel giorno della grande offensiva lanciata dall’alleato (ancora alleato?), Matteo Salvini pensa a due cose: ai suoi figli e alle Dolomiti. Anzi veramente pensa anche a una terza cosa, e cioè a fare il ministro dell’Interno: proprio in questa giornata di grande caos politico-mediatico, il Viminale lancia l’operazione scuole-sicure. Ma soprattutto, Salvini pensa appunto ai figli e alla montagna. "Guai se non si stacca un po’, ogni tanto".

Davvero non sa niente di quello che è successo? Conte l’ha attaccata sul Corriere della Sera, Di Maio su Repubblica.
"Le assicuro che oggi (ieri per chi legge, ndr) non ho aperto i giornali e non ho guardato i siti. Sono qui a Pinzolo, in Trentino, in un posto magnifico, si figuri se penso a queste chiacchiere. Con i miei figli ho fatto tre ore di bicicletta, poi siamo andati al campo giochi... Ho parlato con i papà, con i nonni, con le mamme: è così che un politico resta in contatto con la vita reale. Non restando chiuso nel Palazzo e andando dietro alle polemiche".

Tra le quali polemiche è tornata la questione giudiziaria... Il caso di Armando Siri, il sottosegretario leghista indagato.
"Io rispetto la magistratura che indaga, ovviamente. Ma stiamo parlando di un’ipotesi di presunti soldi promessi per un emendamento che non c’è mai stato".

Di Maio esige le dimissioni di Siri, lei è contrario. Perché?
"Vorrei intanto ricordare che in un Paese civile ciascuno è innocente fino a prova contraria. E pretendere le dimissioni all’inizio degli accertamenti della magistratura non è da Paese civile. Se così non fosse, perché la Raggi non si è dimessa quando è stata indagata? È rimasta sotto indagine per due anni, poi è stata assolta. E se si fosse dimessa?".

Lei non ha letto i giornali e quindi non lo sa, ma glielo dico io: Di Maio ha detto "la Lega non faccia come Berlusconi". Ma voi sulla questione giustizia siete come Berlusconi?
"Noi siamo stati gli unici a votare contro tutti gli indulti, gli sconti di pena, gli svuotacarceri. Noi pensiamo che la pena debba essere certa. Ma la pena: cioè la sanzione decisa dai giudici dopo una condanna. Chi viene condannato deve andare in galera. Ma chi viene condannato".

Noi dei giornali abbiamo delle responsabilità, nell’enfatizzare spesso gli avvisi di garanzia?
"Diciamo che io invito tutti a tornare nella normalità".

Lei però l’altra sera a Porta a Porta ha detto che un problema giustizia esiste, in Italia. Perché?
"Proprio oggi (ieri, ndr) ho incontrato un signore che deve dimostrare allo Stato di non avere evaso 300mila euro. Se non ci riesce, deve pagare. Ma questo è assurdo. In un Paese civile è lo Stato che deve portare le prove della colpevolezza di un imputato; non il cittadino che deve portare le prove della sua innocenza".

È vero che il ministro Bongiorno sta lavorando a una riforma del reato di abuso di ufficio?
"Sì. Quello è un reato in cui rischia di cadere chiunque abbia una responsabilità di gestione. Ma lei sa quanta fatica facciamo a trovare dei candidati sindaci? Tutti hanno paura di finire sotto indagine per qualcosa. Pensi che qui a Pinzolo il sindaco non può dormire a casa propria, ma in un comune vicino, perché è inquisito per presunti abusi sulle luminarie di Natale! Ma si rende conto? Ecco perché tutti coloro ai quali chiediamo di fare il sindaco ci rispondono: ma io perché dovrei lasciare il mio lavoro per un misero stipendio e con l’incubo di finire in tribunale? Ma chi me lo fa fare?".

Tutto questo c’entra anche con i cantieri bloccati?
"Ma certo. Ormai è tutto bloccato. Non solo i politici, anche i funzionari e i dirigenti hanno paura a firmare qualsiasi cosa. È così che fermi un Paese: con la burocrazia e con la paura".

È più arrabbiato per gli attacchi di Di Maio e Conte o per il gol che ha beccato il Milan a tre minuti dalla fine?
"A Di Maio e Conte non rispondo. Io faccio il ministro dell’Interno e mi occupo di cose concrete. Abbiamo appena lanciato l’operazione scuole sicure: telecamere e controlli contro gli spacciatori. E le assicuro che qui a Pinzolo la gente mi chiedeva di questo: di come proteggere i nostri figli, delle telecamere obbligatorie negli asili e nelle case di riposo, dell’Iva, della flat tax. Cose concrete, non le chiacchiere e le polemiche".

Non mi ha risposto sul Milan.
"E che cosa vuole che le risponda? Da milanista, ho finito le lacrime. Non so più che cosa dire".

Ma di che si lamenta? Avete vinto un sacco di Champions.
"Io sì, ho visto tante vittorie, e posso dirmi soddisfatto. Ma mi piacerebbe che anche i miei figli, soprattutto il più piccolo, potesse vedere qualche vittoria. Però insomma, è vero che non si può avere tutto. Ma a proposito di bambini, posso dire una cosa?".

Ne ha facoltà.
"Abbiamo un progetto sulle case-famiglia. Ce ne sono tremila in Italia, e ospitano circa ventimila bambini, molti dei quali letteralmente tenuti in ostaggio. I sindaci pagano a queste case-famiglia dai cento ai quattrocento euro al giorno per bambino. E abbiamo molte segnalazioni di irregolarità pesanti. Quello delle case-famiglia è un business in cui bisogna vederci chiaro".

Come quello dell’ospitalità agli immigrati?
"Fatte le debite proporzioni, sì. Ci vuole una bella commissione d’inchiesta su certi conflitti di interesse".

Torniamo alle scuole sicure. Avete stanziato soldi per i controlli: agenti, vigili, telecamere. Ma non sarebbe ora di prendere atto che, se ci sono tanti spacciatori, è perché ci sono tanti consumatori?
"È così. Io, da ministro dell’Interno, devo prevenire e reprimere. Ma occorre soprattutto spiegare ai ragazzi che la droga fa male. E purtroppo ci sono tanti opinion leader – intellettuali benpensanti, cantanti, anche politici – che fanno credere il contrario, che la droga non fa poi così male, anzi. A noi risulta che l’età dei consumatori si sia abbassata, a 12-13 anni si comincia. Ecco perché abbiamo tanta attenzione alle scuole medie".

Perché tante campagne contro le sigarette e le merendine e non contro le pasticche, i buchi e le canne?
"Io fino a un mese fa fumavo un pacchetto al giorno, poi ho smesso per motivi miei: e va bene. In finanziaria ci hanno fatto mettere una tassa sulle bibite gassate: e va bene anche quello. Ma vogliamo mettere con la droga? Questo è un problema drammatico. Ora, lei capisce bene che, di fronte a cose del genere, le polemiche di questi giorni – con Di Maio che mi attacca e la Raggi che si offende – per me sono zero".

Quindi lei non fa saltare il governo?
"Non ci penso neanche. Ho, anzi abbiamo, ancora troppe cose da fare".

Ma se a rompere fossero i Cinque Stelle? Magari dopo aver visto i sondaggi di ieri? Il Corriere dà la Lega al 37 e il M5S al 22. Non sospetta che Di Maio possa pensare che gli conviene lasciare un alleato che li sta divorando?
"Spero di no. Mi auguro che qualcuno non voglia far saltare il tavolo per interessi di partito. Io non ho intenzione né di andare a votare prima del previsto, né di tornare al passato".

Certo che i Cinque Stelle la stanno provocando non poco...
"Ma io non rispondo alle provocazioni. E ai miei ho detto di fare altrettanto. Di abbassare i toni. Certo che se personaggi come Fico mi danno del fascista e del razzista...".

La sua pazienza ha un limite?
"Per adesso porto pazienza".