Il premier Matteo Renzi e il ministro Federica Guidi (Ansa)
Il premier Matteo Renzi e il ministro Federica Guidi (Ansa)

Roma, 31 marzo 2016 -  Matteo Renzi dagli Stati Uniti avrebbe tuonato: è indifendibile. "È gravissimo che Federica non ci avesse detto chi fosse e che cosa facesse il fidanzato",  avrebbe detto, secondo fonti di maggioranza, alla luce dell'intercettazione e dopo aver ricostruito l'iter dell'emendamento. Renzi controfirmerà le dimissioni formali del ministro al Capo dello Stato, non attenderà come con Maurizio Lupi, le dimissioni in nome del garantismo. 

Il premier prenderà per un breve periodo l'interim al Mise in attesa di scegliere il successore. Anche se il toto-ministro è prematuro, due sono i nomi già nell'aria: Andrea Guerra e Teresa Bellanova, molto stimata dal presidente del consiglio che l'ha promossa nel mini-rimpasto di governo da sottosegretario al Lavoro a viceministro dello Sviluppo. 

La linea garantista di Renzi ha sbattuto contro il comportamento del ministro, che, a quanto si apprende, aveva provato a far passare un emendamento a sua firma già nello Sblocca-Italia per sbloccare l'impianto di Tempa Rossa. Poi c'è il particolare di non aver informato nessun membro del governo del ruolo del compagno.

La Guidi era tornata alla carica nella legge di stabilità. Per i renziani quindi il "problema è dunque a monte dell'intercettazione". Il Pd tace, nessuna difesa del ministro. Anzi, l'orientamento era di chiudere il prima possibile il caso per evitare attacchi politici e mediatici. 

Viene ritenuta estranea alla vicenda, invece, Maria Elena Boschi, citata dalla Guidi nella telefonata con il fidanzato. "Chiunque conosce l'iter delle leggi sa che il ministro dei Rapporti con il Parlamento vaglia a livello tecnico e giuridico tutti gli emendamenti del governo alla legge di stabilità", così i dem schermano il ministro già sotto i riflettori per la vicenda che coinvolge il padre.