Roma, 31 dicembre 2017 - Il tradizionale discorso di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella non finirà forse alla storia come il più breve mai pronunciato da un capo dello Stato (appena 10 minuti) solo perché nel 1950 Einaudi parlò per soli 3 minuti. Eppure Mattarella in quel poco tempo ha sottolineato le emergenze più importanti della nostra nazione - in primo luogo quella del lavoro - e ha invitato i concittadini ad andare a votare.

IL LAVORO - "Sottolineo, ancora una volta, che il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. È necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano".

LE ELEZIONI - "Come sapete ho firmato il decreto che conclude questa legislatura del Parlamento e, il 4 marzo prossimo, voteremo per eleggere le nuove Camere. È stato importante rispettare il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione", ha detto Mattarella. E visto che sui "valori, principi e regole" contenuti nella Costituzione italiana "si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica. Al suo vertice, si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni".

Il presidente sottolinea poi l'importanza di non andare alle urne con un sistema deciso dai giudici della Corte Costituzionale ma con una legge votata dal Parlamento e scandisce: "Mi auguro un'ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese".
Infine l'appello ai neo-18enni: "Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999, che voteranno per la prima volta. Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora - i ragazzi del '99 - vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica".

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IL FUTURO - "Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente - dice Mattarella -  quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l'avvenire, così deformando il rapporto con la realtà. La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro. Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere".

"Un'era che - ha aggiunto il presidente - pone anche interrogativi sul rapporto tra l'uomo, lo sviluppo e la natura. Basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti. Si manifesta, a questo riguardo, una sensibilità crescente, che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco, al quale rivolgo gli auguri più fervidi. Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono". 

AI TERREMOTATI - "Tanti nostri concittadini vivono queste festività in condizioni di disagio, per le conseguenze dei terremoti, che hanno colpito larga parte dell'Italia centrale. A loro desidero far sentire la vicinanza di tutti. Gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L'impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi". 
E ancora: "Esprimo solidarietà ai familiari delle vittime di Rigopiano e della alluvione di Livorno; ai cittadini di Ischia, che hanno patito gli effetti di un altro sisma. E a tutti coloro che, nel corso dell'anno, hanno attraversato momenti di dolore".

PAURA NUCLEARE - "Assistiamo al riaffacciarsi della corsa all'arma nucleare", dice poi il Capo dello Stato. "Abbiamo di fronte, oggi, difficoltà che vanno sempre tenute ben presenti. Ma non dobbiamo smarrire - ha aggiunto il capo dello Stato nel messaggio agli italiani - la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti. Non sono condizioni scontate, né acquisite una volta per tutte. Vanno difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle". 

I RECORD DEI 'DISCORSI' -  Il primato del discorso augurale più lungo spetta ad Oscar Luigi Scalfaro: 4.912 parole, poco meno di tre quarti d'ora, nel 1997. La palma d'oro degli auguri natalizi più brevi spetta invece a Luigi Einaudi: 148 parole nel 1950, neanche tre minuti. Lunghissimi i sermoni di Scalfaro nel '92, '93, '94, '95 e nel '98 , tutti abbondantemente oltre la mezz'ora, così come quello di Francesco Cossiga nel 1990 e di Sandro Pertini nel 1983, seduto davanti al camino e con la pipa in mano. Tra i dieci discorsi presidenziali di fine anno più lunghi si colloca anche quello di Giorgio Napolitano nel 2012, con 2601 parole. Sempre molto breve Luigi Einaudi: meno di tre minuti, a partire dal primo discorso di San Silvestro, nel 1949, ai primi vagiti della Repubblica. Poco prolissi anche Giovanni Gronchi e Giuseppe Saragat, di solito conciso Giovanni Leone, notoriamente mai più lungo di una ventina di minuti Carlo Azeglio Ciampi nei suoi auguri, sempre accompagnati dall'Inno di Mameli. Fino al messaggio tv di questa sera di Sergio Mattarella: 10 minuti e 5 secondi al cronometro.