Rom, 17 aprile 2019 - No, non è possibile. La sala vacilla. Le parole scandite in diretta da Radio Radicale pietrificano i giornalisti al lavoro, gli ascoltatori, i militanti, i ‘maniaci’ della politica. Insomma, tutti. Massimo Bordin, "la voce" della radio, è morto. Sì, è vero. Da tempo aveva quello che si dice "un brutto male". Eppure, sino a pochi giorni fa,  avevamo ascoltato la sua rassegna stampa che, da tempo immemore, conduceva: "Stampa e regime".

Il suo accento romanesco era inconfondibile, essere citati da lui era una medaglia da esibire, orgogliosi, tra amici e colleghi. Perché Massimo, 67 anni, aveva una passione grande così per la politica. Divorava i giornali, ne dava conto non senza uno spirito ironico, qualche volta al limite del sarcasmo, che faceva di quell’ora e passa un appuntamento fisso per tutti. Difficile trovare un giornalista che, per anni, ha fatto discutere come lui. Perché non solo di carta stampata si nutriva, ma anche di libri, tanti libri. Grande esperto di politica interna (sapeva a memoria ogni più piccolo particolare della storia e dell’azione dei partiti politici), amava gli esteri e sapeva, antico ‘vizio’ dei radicali, tutto quello che c’era da sapere sul rapporto – sovente malato – tra politica e giustizia. Amico personale di Marco Pannella oltre che compagno di partito, la domenica pomeriggio lo potevi ascoltare nelle lunghe dirette col leader radicale. Era stato direttore, salvo, dopo una serie di affettuosi contrasti proprio con Pannella, dimettersi pur rimanendo nella struttura di una radio che proprio in questi giorni lotta per vivere. Collaborava con "Il Foglio" e aveva scritto per "Quotidiano Nazionale".


Difficile superare lo choc di quelle parole in diretta. Difficile, ma necessario ricordarle: "Dobbiamo dare – le parole del direttore Alessio Falconio – una tristissima notizia, che riguarda Radio Radicale e la voce più importante, più bella di Radio Radicale. Massimo Bordin è morto poco fa. Diamo questa comunicazione che non avremmo mai voluto dare. Massimo era malato da tempo e aveva chiesto di poter vivere e lottare contro questa malattia nel massimo riserbo, abbiamo rispettato questa sua scelta. Non ce l’ha fatta. Ricorderemo il nostro Massimo Bordin con quel requiem che tante volte ha accompagnato, preceduto, la sua unica splendida rassegna ‘stampa e regime’. A lui va il nostro ricordo più commosso". Molto forte il cordoglio del mondo politico. E anche il nostro. Ma senza retorica. Lui, Massimo, non avrebbe gradito. Però per lo meno un "grazie" glielo dobbiamo. Anche se con immensa tristezza.