Il Sottosegretario all'Editoria Andrea Martella (LaPresse)
Il Sottosegretario all'Editoria Andrea Martella (LaPresse)

Roma, 8 ottobre 2019 - Onorevole Martella, che cosa sono adesso i giornali e l’informazione nella società contemporanea?

"L’informazione non è solo un settore economico rilevante, ma un bene collettivo primario indispensabile per il funzionamento delle istituzioni".

Da almeno dieci anni a causa dei cambiamenti della rivoluzione digitale la diffusione della stampa attraversa una flessione.

"Guardi, mi sembra giunto il momento di scelte politiche capaci di avviare e consolidare un’inversione dei trend negativi che caratterizzano i principali fattori industriali e finanziari delle imprese editoriali. Il sistema editoriale ha bisogno di un quadro normativo certo, stabile e funzionale alle sfide della modernizzazione, a partire da quelle del digitale. Occorre un approccio integrato e sistemico che vada dall’editore fino all’edicolante".

Che tipo di interventi Lei, sottosegretario all’Editoria, ha in mente?

"Mi impegnerò innanzitutto per la continuità e stabilità del sostegno pubblico, attraverso la valorizzazione delle risorse statali del Fondo per il pluralismo e la loro finalizzazione a un ventaglio di misure coordinate. Bisogna incentivare la domanda di informazione di qualità, ma anche sostenere tutti i soggetti della filiera nel loro percorso di innovazione".

Che tipo di ruolo ha avuto la rivoluzione digitale nella fruizione dell’informazione?

"Notevole. Basti pensare al ruolo che il web e i social stanno giocando nel superamento delle “mediazioni” professionali. Oggi milioni di individui entrano quotidianamente in contatto con un flusso enorme di informazioni, che essi stessi concorrono a loro volta a creare, senza alcuna possibilità di valutarne il livello di affidabilità".

E’ l’emergenza fake news.

"Un problema serissimo, in particolare per la qualità della nostra democrazia. A essere minata è la capacità dei cittadini di orientarsi, di discernere e di formarsi un’opinione su fonti attendibili. Di tutto questo la politica non può disinteressarsi".

Assistiamo a un grande paradosso: i giornali sono molto letti, sono importanti, ma non sono acquistati in misura equivalente perché molti li copiano.

"La pirateria è un fenomeno odioso che dobbiamo contrastare con ogni mezzo, così come l’uso e la diffusione illegali dei contenuti prodotti dalle imprese editoriali".

L’Italia dovrà recepire la nuova direttiva europea sul copyright. Che idee avete?

"Dovremo garantire un adeguato bilanciamento degli interessi coinvolti, da quello alla giusta remunerazione dei contenuti giornalistici fino alla garanzia del pluralismo e della libertà di stampa".

Se ne è discusso molto.

"Lo so bene, e lo capisco, a causa dei tanti interessi contrastanti. Ma credo che questo tema sia essenziale per preservare la certezza di un principio fondamentale come la giusta remunerazione del lavoro. Per contrastare la perdita di qualità e affidabilità dell’informazione occorre in primo luogo difendere il lavoro giornalistico e professionale, riconoscendo la giusta remunerazione".

C’è chi addirittura profetizza la fine dei giornali di carta...

"Non scherziamo. Sono certo che attraverso il confronto costruttivo tra le parti si potrà aprire per l’editoria e il giornalismo una stagione di rinnovamento. Si tratta di un orizzonte irrinunciabile".