Un saluto tra vecchi amici al G7 virtuale dei Grandi della Terra e un impegno istituzionale, paludato ma utile, per inaugurare l’anno giudiziario della Corte dei Conti. La prima giornata da presidente del Consiglio nel pieno dei suoi poteri, dopo che entrambe le Camere gli hanno conferito la fiducia, Mario Draghi la passa con un’agenda assai fitta e ricca di molti impegni. Il debutto del nuovo premier sulla scena mondiale del G7, in realtà, proprio debutto non è. L’arrivo di Draghi si traduce in un saluto simile a quelli che si fanno tra amici che, semplicemente, non si vedono da un po’, causa pandemia. I leader sono riuniti in videoconferenza, il padrone di casa...

Un saluto tra vecchi amici al G7 virtuale dei Grandi della Terra e un impegno istituzionale, paludato ma utile, per inaugurare l’anno giudiziario della Corte dei Conti. La prima giornata da presidente del Consiglio nel pieno dei suoi poteri, dopo che entrambe le Camere gli hanno conferito la fiducia, Mario Draghi la passa con un’agenda assai fitta e ricca di molti impegni.

Il debutto del nuovo premier sulla scena mondiale del G7, in realtà, proprio debutto non è.

L’arrivo di Draghi si traduce in un saluto simile a quelli che si fanno tra amici che, semplicemente, non si vedono da un po’, causa pandemia. I leader sono riuniti in videoconferenza, il padrone di casa virtuale è Boris Johnson (si tratta, in realtà, di un pre-vertice che prepara il summit vero e proprio che si terrà a giugno, in Cornovaglia), ma gli ospiti (oltre alla Gran Bretagna, i vertici di Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Canada e Giappone) si conoscono tutti molto bene, anche da decenni.

Esordiente, per paradosso, è il nuovo presidente degli Usa, Joe Biden, che lancia il suo grido di battaglia ("America the first is back!"), ma non Draghi. Il quale, infatti, da uno studiolo spartano di Palazzo Chigi, saluta leader che conosce tutti, da Macron alla Merkel, con calorosi sorrisi e ampi cenni di mani a indicare la loro consuetudine. La ’ciccia’ dell’incontro? La minaccia subdola, ma vera, della pandemia mette d’accordo tutti i leader del G7 sulla necessità di presentare un fronte unito e sul "bisogno di far sì che i vaccini raggiungano tutti i bisognosi, dovunque siano nel mondo".

Poi, Draghi ha cambiato scenario per inaugurare l’anno giudiziario della Corte dei Conti. "Fermezza e intransigenza nel controllo, ma anche rapidità. Giudizi imparziali, ma anche rafforzamento delle funzioni consultive" è, in sintesi, il messaggio del premier. I tempi sono complicati, il Covid non molla la presa, ma stanno per arrivare i soldi del Next Generation Eu. Gli amministratori saranno chiamati a investire, a spendere.

La Corte quindi dovrà controllare, certo, e farlo bene, ma sarà necessario anche che agisca in fretta, per non rallentare gli effetti del Recovery né vanificarli, spiega Draghi. Il quale sottolinea: "Oggi il ruolo della Corte diventa ancora più cruciale. Il Recovery riconosce al nostro Paese risorse imponenti, con una chiara linea di indirizzo: investire sul futuro. Sta a chi governa fare le scelte strategiche, sta a chi amministra eseguirle in maniera efficace ed efficiente e a chi controlla verificare che le risorse siano impiegate correttamente".

Insomma, dice il neo premier, il momento storico è tale che l’unità istituzionale deve essere un imperativo categorico, da cui non si può scappare: "Governo, parlamento, amministrazione pubblica, Corte dei Conti e tutte le istituzioni del nostro Paese devono essere coprotagonisti di un percorso di rinascita", scandisce le parole Draghi. Parlando della ricerca di un "equilibrio tra fiducia e responsabilità", Draghi tocca la questione della "fuga dalla firma", ossia la paura dei dirigenti pubblici di prendersi la responsabilità di un atto per non incorrere in responsabilità penali, civili, amministrative. Tema, questo, anche del recente Dl Semplificazioni. Seduto davanti a lui, insieme alle più importanti cariche dello Stato, c’è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sembra guardarlo compiaciuto e soddisfatto.