Sono già sette i candidati governatori delle Marche. E non i sei noti alla vigilia della presentazione delle liste che si concluderà oggi alle 12. La prima lista a essere presentata è stata quella del docente di filosofia Roberto Mancini (Dipende da Noi). A seguire il candidato comunista Fabio Pasquinelli (Per le Marche), Sabrina Banzato per Vox Italia, Gian Mario Mercorelli (M5s), Maurizio Mangialardi per il centrosinistra e Francesco Acquaroli per il centrodestra. Il settimo nome è quello di "Riconquistare l’Italia", fronte sovranista, con la candidatura di Alessandra Contigiani. Acquaroli gioca tutte le carte per conquistare una rivincita che attende da 5 anni e che Giorgia Meloni ha voluto a tutti i costi concedergli, con l’ulteriore candidatura a governatore delle Marche. Il parlamentare di Fd’I schiera...

Sono già sette i candidati governatori delle Marche. E non i sei noti alla vigilia della presentazione delle liste che si concluderà oggi alle 12. La prima lista a essere presentata è stata quella del docente di filosofia Roberto Mancini (Dipende da Noi). A seguire il candidato comunista Fabio Pasquinelli (Per le Marche), Sabrina Banzato per Vox Italia, Gian Mario Mercorelli (M5s), Maurizio Mangialardi per il centrosinistra e Francesco Acquaroli per il centrodestra. Il settimo nome è quello di "Riconquistare l’Italia", fronte sovranista, con la candidatura di Alessandra Contigiani.

Acquaroli gioca tutte le carte per conquistare una rivincita che attende da 5 anni e che Giorgia Meloni ha voluto a tutti i costi concedergli, con l’ulteriore candidatura a governatore delle Marche. Il parlamentare di Fd’I schiera a San Benedetto del Tronto i paracadutisti della ‘Società Sportiva Lazio’. Scesi con due enormi bandiere tricolori accompagnati da ‘Nessun Dorma’ di Puccini nella Turandot.

Ma la vera prova di forza è stata la presentazione della lista di partito: "In realtà, di liste, Fd’I ne poteva presentare il doppio e il triplo, con tanti sindaci, amministratori ed ex consiglieri regionali e parlamentari", ha detto Emanuele Prisco, commissario di Fd’I venuto dall’Umbria.

L’operazione è piuttosto trasparente: rassicurare gli elettori e i poteri della regione che, 25 anni fa, sposarono il centrosinistra nato dall’asse della Margherita di Francesco Merloni con i Ds del nord, diventati nell’ultimo lustro ’Pesaro dipendenti’. Un effetto già utilizzato per far dimenticare la gaffe della cena legata al ricordo della marcia su Roma. Poteva essere l’avvio di un bis antifascista con sardine alla marchigiana. Ma non c’è stato. La serietà del candidato e il desiderio della Meloni di costruire una via di destra al governo locale senza egemonia leghista sembra poter riequilibrare le storiche differenze delle Marche. Con le due province del nord avvinghiate a sinistra e le due del sud storicamente democristiane. Quel mondo magicamente interpretato, fino a tangentopoli, da Arnaldo Forlani, il "coniglio mannaro" che lasciava il potere politico locale al Pci.

Figlio di quel partito è stato Luca Ceriscioli, che ha trascinato le Marche tra le regioni rosse. Spazzate via d’un colpo nelle elezioni politiche del 2018 dai 5 Stelle e dalla trasformazione del rosso in giallo. Con i pentastellati a festeggiare con quota 35% raggiunta in quasi tutta la regione e i collegi uninominali conquistati ai danni del Pd. Umiliando la scelta dei dem locali di schierare Marco Minniti.

In due anni è successo di tutto. Dal governo giallo-verde di Lega e 5 Stelle al bis di Giuseppe Conte col Pd. Ma all’avvocato non è riuscito di clonare l’operazione in Marche e Puglia. Segno della debolezza di un Pd che, sull’accordo nelle Marche, ha giocato tutto. Zingaretti ha fatto scendere in campo il suo maître à penser, Goffredo Bettini, e scatenato il sindaco comunicatore di Pesaro, Matteo Ricci: "Questa operazione è contro il governo Conte: non punta a governare le Marche. I 5stelle che vogliono sostenere il premier devono votare la nostra alleanza". Inutilmente. L’anima autonomista M5s ha risposto picche agli appelli di Conte e Di Maio: "Un’operazione mediatica del Pd". Lo dice Gian Mario Mercorelli, candidato presidente di M5s, presentando la lista regionale. "Il Pd non ha mai avuto la volontà reale di trattare. Se qualcuno si vuole convincere – dice – che a 48 ore dalle presentazione delle liste una proposta del genere fosse vagamente credibile, tra documenti e trafila burocratica, si illude".

Maurizio Mangialardi, che il Pd vuole lanciare come sindaco delle Marche, non si scompone per gli errori dei vertici nazionale: "Sapevo che i 5 Stelle sarebbero rimasti lì. D’altra parte con me ci sono già tanti che hanno scelto la sinistra". I sondaggi vedono Acquaroli in vantaggio di 7-8 punti su Mangialardi (che ha al fianco Pd, Iv-Socialisti; Verdi-Civici +Europa, Il Centro, Lista del presidente). Più o meno i consensi ancora attribuiti a Mercorelli. E pesa la dispersione a sinistra col candidato Mancini.