Mara Carfagna davanti alla gigantografia di Berlusconi
Mara Carfagna davanti alla gigantografia di Berlusconi

Roma, 19 settembre 2019 - Forza Italia nel caos come al solito? No, di più: da silente che era, il travaglio oramai è conclamato. A farlo esplodere, il ciclone Mara. Per la prima volta nella storia azzurra una dirigente si candida, di fatto, a guidare il partito senza aspettare l’investitura del sovrano. Questo non significa che la Carfagna intenda muovere guerra a Berlusconi: protetta anche dal grande ciambellano Gianni Letta, vuole invece strappargli il beneplacito. La cena che ha offerto l’altro ieri in un ristorante dei Parioli a una cinquantina di parlamentari è stata interpretata, a torto o a ragione, come un atto di ostilità verso il capo: comune denominatore degli invitati, la linea anti-Salvini. La scelta vera, però, non riguardava il Capitano né – per ora – la costituzione di gruppi autonomi quanto l’irruzione nell’area centrista della formazione di Renzi dove è appena approdata la senatrice Conzatti e altri, pare, sarebbero pronti a seguirla. 

Non è un caso se commentatori e politici davano per scontato l’incontro tra la vicepresidente della Camera e il senatore di Rignano. Neanche per sogno: la tavolata pariolina tira in direzione opposta: "Né con Salvini né con Renzi, sempre berlusconiani", il ritornello di Carfagna & co. Il partito centrista già c’è, e la vittoria nello scontro con Toti l’ha di fatto reso una formazione antisovranista ed europeista; ora si tratta di completare l’opera, grazie anche al radicamento elettorale nel Sud (specie in Campania) dove donna Mara è popolarissima. È inconfutabile che buona parte dei partecipanti al cenone, con tanto di menu napoletano, venissero dal Sud.

L’elemento che porta allo zenit la confusione ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi. Difficile anche per chi lo frequenta capire che cosa voglia veramente. Alla vigilia della cena, pressato dalle due capogruppo Gelmini e Bernini, aveva chiamato numerosi forzisti invitandoli a disertare l’evento e facendo balenare l’ipotesi di partecipare a una "controcena". Quando però l’ex pupilla l’aveva contattato per cercare spiegazioni sul pressing aveva minimizzato; ieri, in una seconda telefonata, è arrivato quasi a scusarsi garantendo il suo appoggio alla legge proporzionale, elemento dirimente per i ‘maratei’ accennando all’ipotesi di affidare di nuovo alla sua interlocutrice il ruolo di coordinatore. Ma le oscillazioni del Cavaliere vanno ben oltre l’aspirante delfina, chiamano in causa i rapporti con Salvini e con il governo. Spie fedeli di una ambiguità con la Lega (dovuta in parte alla necessità di chiudere alleanze regionali) la mancata chiarezza sul referendum elettorale ("pensano di cambiare questa legge, ma per noi funziona") e la manifestazione del 19 ottobre cara al leader leghista: "Andremo in piazza se il governo mette le mani nelle tasche degli italiani". 

Non basta: Silvio l’aziendalista non ha intenzione di rompere del tutto i ponti con l’esecutivo. Il tam tam di queste ore racconta di un Letta molto attivo con Palazzo Chigi: tra le 400 nomine da fare, ce ne sono alcune che interessano molto ad Arcore. C’è di più: da Strasburgo, il Cavaliere dichiara il suo sostegno al commissario "giallo-rosso" Gentiloni perché "sarà il guardiano degli interessi dell’Italia". Ma per quanto tenuto a freno il disagio nelle fila azzurre cresce di giorno in giorno, alimentato dalla paura di un crollo finale. Se Berlusconi non si affretta a prendere una decisione sull’assetto del partito e sulle alleanze c’è il rischio che le forze centrifughe prendano il sopravvento e elettori e parlamentari decidano per lui.