Mara Carfagna (Imagoeconomica)
Mara Carfagna (Imagoeconomica)

«Le donne devono denunciare». Mara Carfagna, vicepresidente della Camera di Forza Italia, già ministra delle pari Opportunità, condanna insulti e veleni denunciati dal rettore della Normale di Pisa Vincenzo Barone

È mai possibile che quando una donna sta per essere promossa arrivino lettere anonime e storie volgari di sesso che gettano discredito? 
«La denuncia del Rettore Barone apre uno squarcio su una realtà grave. È squallido utilizzare calunnie e insulti misogini per ostacolare le colleghe». 

Perché gli uomini nel 2018 non accettano ancora che una donna faccia più carriera di loro?
«Certi uomini si sentono minacciati: se viene promossa una donna, ci sarà un posto in meno per loro. Di solito si tratta di coloro che contano sul vecchio privilegio maschile, e gli uomini che stimano le donne non dovrebbero permettere a costoro di prevalere. Non dubito che il Rettore della Normale di Pisa abbia cultura e strumenti idonei a garantire che vincano i migliori e le migliori». 

Anche lei, una volta ministra, è stata bersaglio di questo tipo di insulti. Come si è sentita?
«Sono un’acerrima nemica del vittimismo. In certi casi si tiene alta la testa e si risponde con i fatti, l’impegno e il lavoro. Quando, in passato, ci sono stati profili di illegalità mi sono rivolta alle forze dell’ordine e alla giustizia e ho anche avuto soddisfazione. Consiglio a tutte e tutti di fare lo stesso. Le leggi ci sono, usiamole».

Perché per le donne è più dura raggiungere livelli di leadership? 
«Ci sono anche donne, italiane e non, al vertice di grandi aziende, istituzioni, organismi internazionali. Fabiola Giannotti, direttrice generale del Cern, e grandi leader politiche europee. Forza Italia ha voluto Elisabetta Casellati alla seconda carica dello Stato, posto mai occupato prima da una donna, e i nostri capigruppo alla Camera e al Senato sono due donne eccellenti: Mariastella Gelmini e Annamaria Bernini». 

Al di là dei casi virtuosi ci sono tuttora delle difficoltà per le donne...
«Le donne devono pronunciare un doppio sì: al lavoro e alla maternità. Servono servizi di sostegno alle famiglie, soprattutto al Sud. E il lavoro di cura va distribuito più equamente fra i sessi».

Lei, da ministra delle Pari opportunità, fece una legge: è servita per le questioni di genere? 
«Il governo Berlusconi nei primi cento giorni ha approvato il disegno di legge che ha introdotto il reato di stalking e le aggravanti per i reati di violenza, entrati nel decreto Antistupri. Abbiamo promosso la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per le donne, finanziato la costruzione di asili nido. Questo governo non sta andando nella stessa direzione». 

Le quote rosa non bastano?
«Nessuna donna è a favore delle quote rosa. Preferiamo andare avanti per merito e non per effetto di una legge. Ma in alcuni casi possono essere necessarie misure transitorie come abbiamo fatto nel 2011 con le quote rosa nei cda delle aziende partecipate». 

Rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia resta indietro? 
« Il tasso di occupazione femminile è inferiore del 12% a quello maschile. World economic forum ci assegna il cinquantesimo posto su 144 per divario fra i generi, siamo solo al 127esimo per retribuzione delle donne a parità di ruolo. Le misure ci sono, facciamole funzionare e impariamo da altri Paesi. In Italia servono provvedimenti per le lavoratrici del Mezzogiorno sotto forma di sgravi fiscali. Abbiamo proposto emendamenti al decreto Dignità, come incentivi pari al contributo Irpef per l’assunzione di donne con contratto di almeno un anno o a tempo indeterminato».