USCITA ANTICIPATA, L'IPOTESI QUOTA 100 - L’operazione riguarda l’introduzione della possibilità di andare in pensione al raggiungimento della cosiddetta ‘quota 100’, intesa come somma di età anagrafica e anni di contributi. Ma, per evitare oneri eccessivi se si parte da 62 anni di età e 38 di contributi (come richiesto dal vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini), verrebbero previsti anche la limitazione a 2 degli anni di contribuzione figurativa utilizzabili a questo fine, salvo quelli derivanti da maternità e puerperio, e il calcolo dell’assegno con il sistema contributivo con una penalizzazione dell’8-10 per cento. Per gestire esuberi o per favorire l’uscita di lavoratori in condizioni di disagio (in pratica, per chi rientra nelle attuali categorie dell’Ape social) si farebbe ricorso ai fondi di solidarietà categoriali. Donne e lavoratori precoci avrebbero invece specifici bonus.

PENSIONI MINIME A 780 EURO, DUELLO SUGLI ASSEGNI D'ORO - La volontà dei 5 Stelle è di portare le pensioni minime a 780 euro, livello del reddito di cittadinanza, e di far partire gli aumenti per i pensionati sotto quel livello fin dal 1° gennaio prossimo. Nessuna pensione dovrebbe essere sotto quella soglia. Ma non mancano le perplessità: "Rischiamo di spaccare il sistema" perché molto non verserebbero più i contributi, dice Alberto Brambilla, esperto di pensioni vicino alla Lega. E ci sono contrasti anche sul taglio delle pensioni d’oro. Per la Lega deve essere ricondotto nei termini del contratto: sopra i 5mila euro netti mensili e con ricalcolo effettivo, non con penalizzazioni sull’età di uscita.

PACE FISCALE SU MULTE E CARTELLE, TETTO A UN MILIONE DI EURO - L’obiettivo della Lega è quello di una pace fiscale, la "più ampia possibile", su accertamenti, cartelle, multe e contenzioso tributario. Un’operazione una tantum, con un tetto per contribuente a un milione di euro di imposta oggetto di contenzioso, accompagnata anche dalla "voluntary disclosure" sulle cassette di sicurezza in Italia e all’estero e da una misura strutturale: una sorta di transazione fiscale che allarghi le maglie del concordato con adesione. Il tutto con un’aliquota media intorno al 10%. Il punto è che i 5 Stelle non ci stanno fino in fondo: dunque non è da escludere un aggiustamento dell’operazione verso soglie e criteri più restrittivi o solo verso le imprese e i contribuenti in stato di crisi finanziaria.

FLAT TAX PER AUTONOMI, GIOVANI E STARTUP AL 5% - Il meccanismo del regime forfettario esiste già ed è al 15% per le partite Iva e i professionisti con ricavi fino a 30.000 euro e per alcune altre categorie con ricavi fino a 50.000 euro. L’obiettivo del governo è estendere la platea ai lavoratori autonomi e alle società di persone come Snc (nome collettivo), Sas (accomandita semplice) ma anche alle Srl (responsabilità limitata) che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65.000 euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale – dunque un’aliquota al 20%. In pratica si avrebbe una sorta di flat tax a due aliquote per le piccole imprese e per le ditte individuali. Le startup (le società impegnate nei settori più innovativi) e le attività avviate da giovani under 35 godrebbero di un super sconto al 5%. Il costo stimato dell’operazione è di circa 1,7 miliardi di euro.

IMPRESE, SCONTI PER CHI INVESTE E CEDOLARE SECCA SUI NEGOZI - Il pacchetto imprese, intese come società di capitali, contempla uno sconto rilevante sulla cosiddetta Ires (l’imposta sul reddito delle società): l’aliquota scenderebbe dal 24% attuale al 15 per cento, di 9 punti, sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Per queste ultime è prevista, inoltre, la decontribuzione. È ancora in fase di discussione se il taglio faccia o meno scomparire gli attuali ammortamenti di Industria 4.0, ma il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha spiegato che saranno mantenuti gli iper e i super ammortamenti introdotti dal predecessore Carlo Calenda. Non solo. La cedolare secca, la tassa fissa sugli affitti al 21%, potrebbe essere estesa agli immobili commerciali. Si pensa anche a stabilizzare il regime agevolato al 10% per le abitazioni, per ora in vigore fino alla fine del 2019.

REDDITO DI CITTADINANZA, INCOGNITA CENTRI PER L'IMPIEGO - Per quanto riguarda il cavallo di battaglia del reddito di cittadinanza, il Movimento 5 Stelle punta a ottenere 10 miliardi di euro per partire nel 2019 con la distribuzione dell’assegno che, nella sua soglia massima, arriva a 780 euro mensili. Ma la cifra è di difficile copertura. L’idea di base resta quella di partire con le risorse già presenti in bilancio per Rei (reddito di inclusione) e Naspi (indennità di idsoccupazione) o altre forme di sostegno al reddito in caso di disoccupazione, pari, secondo alcune fonti, a circa 2,6 miliardi. Il punto, però, è che l’operazione non potrà partire se non si rilanciano i centri per l’impiego e per questo ci vorranno mesi se non anni: in ballo ci sarebbero 750 milioni che si punterebbe a raddoppiare. Di certo, Matteo Salvini ha spiegato che i destinatari dell’assegno "non potranno stare sul divano".