Il premier Conte al G20 con i leader europei (Ansa)
Il premier Conte al G20 con i leader europei (Ansa)

Roma, 3 dicembre 2018 - Per quanto la politica italiana sia abituata davvero a tutto, non si era mai vista una dichiarazione congiunta di due vicepremier che confermano la fiducia al presidente del Consiglio affidandogli un mandato tanto preciso quanto oscuro all’esterno. "È Conte il garante del contratto e del dialogo dell’Europa". È evidente che una mossa cosi spettacolare mira, da un lato, a negare divisioni profonde all’interno della maggioranza affidando contemporaneamente al premier il compito di sciogliere i conflitti che ci sono, dall’altro a scaricare su di lui il peso di un’eventuale capitolazione con Bruxelles. Sì, perché cambiare la manovra abbassando il rapporto deficit-Pil dal 2.4% per evitare la procedura d’infrazione comporta un prezzo non solo reale, pure simbolico: significa intervenire sulle due riforme cardine dell’esecutivo giallo-verde – pensioni e reddito di cittadinanza – costo che Salvini e Di Maio vogliono ridurre al minimo. Ragion per cui è vero che si mettono nelle mani del premier ma piantano paletti precisi: deve mediare "senza rinunce su quel patto con gli italiani fondato su lavoro, crescita e sviluppo sostenibile". Paletti che – si legge in controluce nella nota – il titolare dell’Economia non ha difeso come ha fatto in questi giorni il presidente del consiglio: a Tria, insomma, i due soci non riconoscono deleghe. Non desiderano abbassare il deficit al 2% come chiesto dall’Europa (e accettato dall’inquilino di via XX Settembre): "E’ l’ennesima bufala", scandisce il ministro degli interni. Che, d’accordo con Di Maio, lo vorrebbe sul 2,1-2,2 per cento.
 
Né il leghista né il grillino vogliono uscire con le ossa rotte dalla trattativa. Consapevole che le pensioni e ‘quota 100’ sono nel mirino della Ue, il primo tuona: "Io la smonto la riforma Fornero, è sbagliata. L’Europa può mandare anche Padre Pio". Lo fa nelle stesse ore in cui i pentastellati assicurano che "l’emendamento per il taglio delle pensioni d’oro" sarà in manovra. Il momento è delicato per Salvini, alle prese con la base del Nord che scalpita per certe scelte non condivise. Per placare la protesta degli imprenditori che oggi scendono in piazza a Torino, (imitati nei prossimi giorni dai colleghi di Milano e Verona) il ministro degli Interni non solo ha scritto a diversi giornali del Nord per spiegare la bontà delle misure decise ma ha anche assicurato in tv: "Abbiate fiducia: c’è un piano di investimenti straordinario". Ancor più complicato il periodo che vive Di Maio: il nervosismo per gli attacchi interni ed esterni al suo movimento pare destinato a peggiorare se saranno confermate le voci che parlano di una nuova scoperta ai suoi danni da parte delle Iene. 
 
In questo quadro, si inserisce l’odierna riunione dell’Eurogruppo (domani c’è l’Ecofin) cui partecipa il ministro Tria: i tempi per concludere la trattativa con la Ue si fanno più stretti, la data più plausibile è quella del 19 dicembre – ovvero dell’ultimo summit della Commissione per il 2019 – ma non c’è dubbio che l’appuntamento da tener d’occhio è il vertice Ue del 13-14 dicembre, quando Conte incontrerà di nuovo Juncker. Tappa alla quale il premier vuole arrivare con i nodi sciolti. Ne ha parlato ieri con Salvini e Di Maio (forse li rivedrà oggi), facendo loro presente che continui litigi e rinvii rallentano il cammino della manovra, complicando i lavori parlamentari. L’infinito braccio di ferro tra Lega e M5s si riflette non solo sui voti in commissioni ma anche su misure come quelle per la famiglia o il taglio delle pensioni d’oro.