Perugia, 19 ottobre 2019  - Sulla manovra è clima da resa dei conti nel governo, con il premier che da Eurochocolate avvisa tutti: "Qui bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo". Giuseppe Conte insomma blinda la manovra e tenta di tacitare le polemiche sorte in seno alle forze del governo giallorosso. "Vorrei ricordare che la manovra - sottolinea il premier - è stata approvata salvo intese tecniche". E aggiunge: "Nello stesso tempo è stata deliberata, valutata, approvata da tutti i ministri, anche M5S. Non c'è da approvare una manovra. Ci sono approfondimenti tecnici che si possono fare". 

La replica di Di Maio

E più tardi, ospite della trasmissione di Gramellini su Rai 3, Conte prende spunto dallo 'stai sereno' renziano per invitare la maggioranza a fare gioco di squadra: "Devono stare sereni tutti... Dobbiamo tutti lavorare insieme e fare squadra per raggiungere obiettivo comune''. Infine, anche in tv, il capo del Governo ribadisce: "Lunedì vertice maggioranza. Dobbiamo fare squadra. Chi non la pensa così è fuori dal governo. Su carcere a grandi evasori non arretro".

In tarda serata, un post del blog delle Stelle cerca di rimettere la discussione sui binari del merito della manovra: plaude al sì di Conte al vertice di lunedì, insiste - come ha fatto il premier - sul carcere ai grandi evasori e sulla necessità di intervenire sull'uso del contante solo dopo che saranno abbassate le commissioni sulle carte di credito delle banche. Ma, sottolinea il M5S, "non possiamo non negare che certi toni usati in questi giorni, a seguito delle nostre legittime richieste, ci addolorano". Ed è in queste ultime righe del post tutta l'irritazione di Di Maio.

L'ultimatum di Conte

Insomma, per una volta Conte alza la voce - proprio nel giorno della Leopolda e della piazza del Centrodestra - e pone nettissimo aut-aut non solo a Matteo Renzi ma anche a Luigi DI Maio. Ultimatum che sembra essere perfettamente in asse con il Pd: "Ci dicano se è cambiato qualcosa, se la fiducia è venuta meno lo si dica", mette in chiaro Andrea Orlando mentre anche da Confindustria arriva un appello all'unità. 

Nella forma l'ultimatum è piuttosto duro, tanto che poco dopo Palazzo Chigi smussa le parole del premier: "Conte non ha fatto riferimento a singoli ministri o forze politiche, ha fatto un discorso più generale".  Nel merito, tuttavia, Conte tira dritto e avverte che la manovra è stata approvata e quindi non tornerà in Consiglio dei ministri. Dal Pd anche il vicesegretario Maurizio Martina chiede chiarezza a Cinquestelle e Italia viva: "Gli alleati ci dicano se è cambiato qualcosa se non ci sono più le ragioni per una scommessa, noi ci fidiamo di Conte e degli alleati - sottolinea - Ma se la fiducia è venuta meno, lo si dica". Alla larga, sembra una risposta ai veleni lanciati da Maria Elena Boschi: che alla Leopolda 10 ha parlato di "Pd, partito delle tasse".

Questi attacchi, da qualsiasi parte provengano, non fanno bene al Paese, è il ragionamento che si fa a Palazzo Chigi, dove c'è una consapevolezza: se cade questo governo si torna al voto. Ed è una consapevolezza che si aggancia a quello che, nel 2018, fece intendere il presidente Sergio Mattarella: a seguito del voto del 4 marzo c'erano due maggioranze percorribili; una volta percorse non restano che le urne. È attorno a questo concetto che Pd, M5S e, almeno per ora, Iv, sono chiamati a ritrovare una quadra. Dall'altro parte, infatti, c'è una piazza della Lega e del centrodestra che attacca, urla, chiede incessantemente il ritorno alle elezioni.

"Che io sia contro il popolo delle partite Iva è una fesseria - aggiunge Conte - io ho firmato il provvedimento che prevede l'aliquota del 15% fino a 65mila e, con le risorse del piano anti-evasione puntiamo a ridurre fino a 100mila". La manovra non cambia, assicura il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri