Il manifesto anti aborto affisso a Roma (Ansa)
Il manifesto anti aborto affisso a Roma (Ansa)

Roma, 5 aprile 2018 - Polemiche - politiche e social - per un maxi manifesto (di 7 metri per 11) contro l'aborto fatto affiggere dall'Associazione ProVita a Roma, in via Gregorio VII. Sul cartellone è raffigurato un feto di 11 settimane con la scritta: "Tu eri così e ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito". 

La gigantografia ha suscitato la protesta delle consigliere del Pd al Campidoglio Michela Di Biase, Valeria Baglio, Ilaria Piccolo e Giulia Tempesta e Svetlana Celli della Lista Civica #RomaTornaRoma. "Un messaggio forte e doloroso sulla pelle delle donne - spiegano -. Il maxi manifesto contro l'interruzione volontaria della gravidanza offende la scelta delle donne di abortire, una scelta, sempre sofferta e dolorosa, garantita dalla legge 194 che a maggio compirà 40 anni". "Si tratta di immagini che offendono la sensibilità anche di tutte le persone che hanno subito la fine di una gravidanza per i motivi più diversi. Difendere la vita con messaggi così crudi e violenti non appartiene alla storia delle donne, né della città", aggiungono annunciando la presentazione di una mozione per chiederne la rimozione. 

E, se ProVita annuncia che "proseguirà la sua battaglia con altre, forti iniziative per scuotere la coscienza di tutti", la protesta monta sui social. Dalla senatrice dem Monica Cirinnà, che su Twitter denuncia come "vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne", a decine di utenti che, uniti dall'hashtag #rimozionesubito, si dicono indignati. "Siamo tornati al medioevo", "una vergogna", "peggio dei talebani": si legge in molti post.

Intanto, a quanto si apprende, il dipartimento Sviluppo Economico del Campidoglio ha avviato indagini e allertato la polizia locale sul caso. Dal dipartimento precisano che l'amministrazione ha "già interdetto in passato alla stessa associazione l'affissione di simili manifesti, perché in contrasto con le prescrizioni previste al comma 2 dell'art. 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali". L'amministrazione ha avviato degli accertamenti per risalire all'agenzia pubblicitaria che ha venduto lo spazio di affissione.