Roma, 13 dicembre 2019 - Il Movimento 5 stelle accusa un nuovo colpo, l’uscita dei senatori Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro verso la Lega, mossa da tempo annunciata ma diventata reale solo ieri, dopo il voto sul Mes che ha inflitto una nuova crepa alla stabilità del partito grillino.
Dei tre, Grassi è stato quello che se n’è andato in modo più polemico, con una lettera in cui scrive che "il punto del mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni, bensì dalla determinazione dei vertici del Movimento di guidare il Paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere) da non dover neppure essere esposti".

Un sentimento ormai comune a molti, forse a troppi tra gli eletti grillini a Palazzo Madama dove ormai si contano 15 dissidenti ‘effettivi’ (alla Camera sarebbero una ventina), anche se in pochi escono allo scoperto come ha fatto ieri Lucidi o come si è mostrato critico Elio Lannutti. Gianluigi Paragone, che ha votato convintamente contro il Mes, invece non lascerà il Movimento per la Lega. Almeno per ora. Anche se Salvini non vede l’ora di accoglierlo. Lui come gli altri: "Le porte della Lega sono aperte a tutti gli eletti e gli elettori a 5 Stelle – ha ironizzato ieri – che mantengono coerenza, onore e dignità".

Parole che hanno fatto perdere la calma a Luigi Di Maio: "Chi vuole andarsene – ecco la reazione del leader – consegni alla presidenza del Senato una lettera che dice: voglio cambiare casacca e tradire il mandato che i cittadini mi hanno dato. Non c’è nulla di male a cambiare idea, ma allora ti dimetti, torni a casa e ti fai eleggere da un’altra forza politica. Nella lettera possono mettere in allegato anche il listino prezzi dei senatori del mercato delle vacche aperto da Salvini".

E ancora: "Ci dicano quanto costa al chilo un senatore per la Lega". La reazione di Lucidi ’Scilipoti’, come i lealisti dimaiani hanno bollato i transfughi, a queste parole è stata considerata allarmante dai vertici stellati: "So che usciranno 20 o 30 persone e che stanno valutando di fare un nuovo gruppo".

Lo sfaldamento del Movimento è nei fatti, ma Luigi Di Maio prosegue dritto per la sua strada, nella serena convinzione che non esiste alternativa interna alla sua leadership. E che l’unico outsider possibile, ovvero Alessandro Di Battista, è in realtà quel fedele alleato a cui sarà regalato il ruolo di ‘frontman’ nelle piazze nella prossima campagna elettorale per le politiche. Che anche dentro il Movimento ora appare più vicina, indipendentemente da come andranno a finire le Regionali di Emilia, dove non a caso il Movimento avrà una partecipazione solo di bandiera.

Ieri Rousseau ha incoronato candidato grillino per guidare l’Emilia-Romagna Simone Benini, di Forlì, 49 anni, piccolo imprenditore esperto di sistemi informatici. "Sarà una bellissima sfida – ha dichiarato a caldo su Fb – che affronteremo tutti insieme, piazza per piazza, mercato per mercato. Come abbiamo sempre fatto. Saremo le sentinelle utili dei cittadini dell’Emilia-Romagna". Per correre gli sono bastati 335 voti.