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20 giu 2022

M5S, una scissione non è roba da tutti

I Cinquestelle sono così incapaci che non riescono neppure a dividersi. Il motivo? Su tutto prevale un unico interesse: mantenere il posto e assicurarsi uno stipendio. Così Conte e Di Maio finiscono per erodere anche la poche fiducia rimasta nei grillini

20 giu 2022
pierfrancesco de robertis
Politica
GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, LUIGI DI MAIO MINISTRO DEGLI ESTERI
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio (foto Imagoeconomica)
GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, LUIGI DI MAIO MINISTRO DEGLI ESTERI
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio (foto Imagoeconomica)

I Cinquestelle sono così scombiccherati, così incapaci, che non riescono neppure a organizzare una scissione. Come ci insegna la storia della politica da quando ci sono i partiti, le scissioni comportano sempre la loro dose di teatrale drammaticità, assommano conflitti ideali e animate dispute sul futuro del partito in via di dissoluzione o dell’umanità tutta. Per dire, in quella del 1921 a Livorno tra Psi e Pdci nella sala del San Marco comparve addirittura una pistola. Certo, poi dietro alle belle parole ci stanno spesso anche più prosaiche preoccupazioni per i destini personali dei leader e dei loro adepti, ma insomma un’aura di sacrale idealità esiste sempre. Loro invece no, si dividono - anzi, provano a dividersi, perché ancora non ci sono riusciti - per consunzione, per stanchezza, per mancanza di orizzonti, e finiscono per assomigliare a un albero che d’autunno perde tristemente le foglie. Ingaggiano diatribe che con la politica hanno poco a che fare, si accapigliano su codici e codicilli, danno vita a furiose lotte a colpi di norme e regolamenti, interminabili riunioni da cui alla fine non emerge nulla, se non qualche nota confusa. Manca la grandezza del gesto tipico delle ore fatali, come in questa occasione potrebbe essere il ritiro della delegazione ministeriale dal governo, perché manca a tutti il coraggio di portare ogni decisione alle estreme conseguenze, mentre si tengono d’occhio orizzonti più concreti. La prima preoccupazione resta infatti quella di non perdere il posto quindi di non andare a votare, perché se non si va a votare lo stipendio per un anno ancora corre, e quando come prima preoccupazione hai la pagnotta beh, insomma, non ti puoi certo aspettare molti voli pindarici all’insegna dell’onore. Un lungo e snervante gioco del cerino, dal quale prima o poi sortirà uno sconfitto, perché qualcuno dal Movimento alla ...

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