Grillo, Di Maio, Di Battista e Casaleggio junior dopo le elezioni 2018
Grillo, Di Maio, Di Battista e Casaleggio junior dopo le elezioni 2018

Roma, 16 giugno 2020 - All’ultimo, entra in campo pure Roberta Lombardi, oggi consigliere regionale del Lazio, ma anche anima profonda dei 5stelle. Perché la lacerazione creata prima dallo scontro tra il fondatore (Grillo vs Di Battista) e dopo, nell’arco di poche ore, dalla bufera (o bufala) venezuelana, sta spingendo il M5s verso un punto di non ritorno. Una ‘grana’ che sembra esplosa per zavorrare le aspirazioni verticistiche del ‘latino-americano’ Dibba (che solo un anno fa invitava ad avere una posizione ‘neutrale’ rispetto alla crisi venezuelana) e consentire all’ala di Di Maio di riprendere le redini del Movimento, anche se non in modo diretto.

Ma è un terremoto che ha diviso il Movimento in due, anche se l’alzata di scudi fintamente unitaria è stata netta: "Fake news". "Fango". "Adesso basta con le menzogne". La linea politica l’ha riassunta Vito Crimi: "Da sempre provano a gettare fango sul M5s e su Gianroberto Casaleggio. Anche questa volta non riusciranno a fermarci, a trascinarci in una polvere fatta di menzogne", ha detto il capo politico. "I partiti che oggi starnazzano dovrebbero solo tacere: gli scheletri nei loro armadi li conosciamo tutti. E quelli, al contrario di queste bufale, sono veri", ha osservato Crimi. Più tardi, Di Maio ha detto la sua: "Lo scontro tra Dibba e Grillo? Ora serve unità e il nostro congresso non è una priorità per il Paese. Io di nuovo capo? Adesso lavoro per l’Italia". Con aggiunta serale: "Chavismo? Italia saldamente nella Nato. Se avessimo voluto i soldi, non avremmo restituito gli stipendi".

Gli Stati Generali del Movimento serviranno, forse, a fare chiarezza su tutto questo sul futuro e sulla linea politica, sempre che i 5 stelle ci arrivino ‘interi’ all’appuntamento. La scissione, negata ufficialmente, di fatto è alle viste. Ed è tra chi sta con ‘Dibba’ e chi con Di Maio e Conte, forse futuro leader, forse no, E chi tifa per il ritorno di Grillo. Passando per la frangia di sinistra di Roberto Fico e quella, invece, destra, dell’ex ministra Barbara Lezzi.

La galassia grillina, insomma, sta esplodendo. E la Lombardi si schiera. "Ha ragione come sempre Beppe – commenta –. Non si può far ripetere a questo Paese all’infinito lo stesso giorno, lo stesso film, lo stesso copione, fatto di forze politiche che pensano prima a se stesse e poi al Paese".

Grillo vuol blindare la sua creatura nella fotografia che scatta il Conte 2, ovvero in un’alleanza organica col Pd, anche a costo di uno strappo definitivo con l’erede Casaleggio, con cui i rapporti non sono mai stati affettuosi. E anche a costo di sacrificare Di Battista, il "figlio meraviglioso" di un tempo. Ma la priorità, per tutti, è separare la guerra intestina interna (e la grana Maduro) dalle sorti del governo, per evitare inevitabili ricadute che preoccupano anche il Pd.

Una guerra diventata, in queste ore, il ‘dietro le quinte’ degli Stati generali di Villa Pamphili, con il premier Conte costretto a smentire una sua possibile discesa in campo autonoma o alla guida del Movimento stesso. Con Di Battista che non vuole mollare la presa. Per tutti, insomma, non è questo il momento del redde rationem. Anche perché all’orizzonte c’è un ostacolo più grande del Venezuela per il Movimento, che arriverà già a luglio, il Mes. E su quello scoglio potrebbe infrangersi quel che resta dei 5 stelle.