Roma, 14 febbraio 2018 - E' stata una corsa verso Roma, quella di ieri, voluta dai vertici stellati, di tutti gli eletti M5S. Si chiedeva di fornire, entro la tarda serata, tutta la documentazione riguardante rimborsi e restituzioni. 
Il caso degli ammanchi nelle restituzioni al Fondo per le piccole e medie imprese si sta infatti allargando a macchia d’olio, potrebbe arrivare a oltre un milione e mezzo di euro e coinvolgere molti «big» del Movimento. Secondo le Iene i nomi sarebbero dieci: Silvia Benedetti, Massimiliano Bernini, Maurizio Buccarella, Elisa Bulgarelli, Andrea Cecconi (già smascherato) Emanuele Cozzolino, Ivan Della Valle, Barbara Lezzi, Carlo Martelli (anche lui già noto) e Giulia Sarti. La Lezzi, donna forte dell’economia del Movimento, ieri si è però difesa così: «Dalle verifiche in banca, risulta un unico bonifico non andato a buon fine. L’unica cosa che mi riconosco è la negligenza del non avere seguito l’esito delle operazioni. Esito che per un bonifico è negativo presumibilmente per carenza di fondi». 
Dallo staff del M5S, però, trapela che, nel suo caso, «non ci sarebbe dolo». 

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Per gli altri «il blog delle stelle» si limita a fare cinque nomi ‘eccellenti’ di big che saranno cacciati (forse) dal Movimento perché hanno giocato con il sistema dei bonifici ritirati prima di andare a buon fine, ma spacciati per veri (si tratta dei già noti Cecconi, Martelli, Buccarella a cui si sono aggiunti Della Valle e Cozzolino e oggi saranno pubblicati nuovi dati, ndr). 
In serata, non a caso, una raffica di reazioni. Bernini contrattacca: «Mai mancato o falsificato un bonifico, querelo le Iene». La Bulgarelli spiega, a sua volta, che chiarirà tutto e ringrazia le Iene per la visibilità. Cozzolino, però, ammette di non aver versato 13mila euro per problemi personali e «sono pronto a fare un passo indietro, se mi verrà chiesto, nell’interesse del M5S». Ma anche a versare quanto manca. Va oltre Della Valle, che non è ricandidato: «Ho sbagliato e ho deluso tutti, ma ho avuto problemi personalie finanziari, anche se non sono scusanti. Lascio il Movimento». 

Tuttavia, quello che sta emergendo in queste ore, è il gioco dei rimborsi che i grillini avrebbero messo su in molti casi per cercare di perdere il meno possibile dello stipendio pieno da parlamentare, pur tenendo fede alla regola delle restituzioni.
Il trucco: ottenere rimborsi importanti da parte del gruppo parlamentare per spese legate all’attività politica. Sfogliando le rendicontazioni sul portale «maquantospendi.it», si scoprono le spese personali di alcuni big stellati. Per fare qualche esempio, le consulenze sono state il cavallo di battaglia di Barbara Lezzi, che in quattro anni per questa voce ha speso oltre 101.025 euro, unendone altri 17.280 euro per consulenza informatica. La supera solo Lello Ciampolino con 136,098 euro per lo stesso motivo. 

Altra voce ‘forte’ dei rimborsi sono le spese legali, su cui svetta tra tutti Alessandro Di Battista con 45.693 euro, seguito da Stefano Vignaroli con 28.250 euro e sempre da Barbara Lezzi con 21.700 euro. Spese forti per il commercialista per Elena Fattori (19.637 euro) e singolari per ‘consultazione dati’ da parte di Laura Castelli per 22mila euro. 
Svettano, poi, Michele Dell’Orco, con 21.085 euro alla voce cene e Mattia Fantinati con 32.232 euro alla voce bar, ma suscitano anche interesse i 7.923 euro spesi da Luigi Di Maio per «acquisto di pc e materiale informatico» quando è noto che ai parlamentari in genere, ma in particolare ai vertici istituzionali quale è Di Maio è la stessa Istituzione a mettere gratuitamente a disposizione gli ‘strumenti’ elettronici di lavoro. Stesso discorso vale per tutto il materiale d’ufficio, ma anche lì si trovano 7.458 euro spesi sempre da Di Maio per cancelleria e, addirittura, 1.421 euro in francobolli e spese postali, garantite comunque dall’Ufficio parlamentare in modo assolutamente gratuito.