I due vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)
I due vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)

Roma, 18 luglio 2019 - E' scontro aperto tra Lega e M5s. Matteo Salvini parla "di mancanza di fiducia, anche a livello personale", mentre Luigi Di Maio riunisce i capogruppo e i suoi dicendo "siamo stati colpiti alle spalle". "Le offese e le falsità dette nelle ultime 48 ore contro il M5s non hanno precedenti. Anche contro di me. Un mare di fake news solo per screditarci, quel che è accaduto è gravissimo", avrebbe detto il vicepremier grillino. E su Fb più tardi rincara la dose: "Noi abbiamo voglia di continuare. Se la Lega vuole tornare al voto, lo può dire chiaramente, ma se ne assume la responsabilità".

Intanto il capo del Viminale da Helsinki rimarca che "oltre questo governo ci sono solo le elezioni". E a chi gli ha fatto notare che la finestra per votare si sta per chiudere, Salvini replica che "la finestra è sempre aperta". Poi annuncia che domani non andrà al Consiglio dei ministri. "Abbiamo tanti validi leghisti", sottolinea. E comunque vada, "domani non cade nessun governo. Vado avanti se ci sono dei sì". Così il titolare degli Interni, su Rete4. "Se devo sentire dei no tutti i giorni, allora non resto al governo a scaldare una poltrona". Nel frattempo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha avuto un colloquio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per informarlo di aver rinunciato alla corsa per diventare commissario europeo.

LE ACCUSE PER IL VOTO DI BRUXELLES - A scavare ulteriormente il solco tra gli alleati è il voto discordante (M5s a favore e Lega contro) riguardo all'elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Ue. "5 Stelle e Pd? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles", tuona infatti il vicepremier Matteo Salvini parlando di tradimento del "voto degli Italiani che volevano il cambiamento". "I grillini hanno votato il Presidente della nuova Comissione Europea, proposto da Merkel e Macron, insieme a Renzi e Berlusconi. Una scelta gravissima, altro che democrazia e trasparenza", aggiunge il leader del Carroccio.

Poi alla Festa della Lega di Barzago, Salvini ribadisce: "O si fanno cose o si va a casa. Se qualcuno non ha intenzione di fare niente si va a casa e parlano gli italiani". Il ministro dell'Interno e vicepremier conclude: "Io porto pazienza. Fin quando vedo che c'è la possibilità di fare le cose vado a avanti, stare al governo per scaldare la poltrona è l'ultima cosa che voglio fare". Ma poi dalla Lega fanno sapere che Salvini non sarebbe in procinto di annunciare 'strappi' che potrebbero provocare crisi di governo. Inoltre non avrebbe fissato alcun colloquio con Sergio Mattarella al Quirinale. Le fonti leghiste parlano di "situazione deteriorata". "Andrò in Parlamento il 24 luglio, magari anche prima", ha aggiunto Salvini a Barzago, alla Festa della Lega, a proposito della vicenda dei presunti fondi russi. "Quando uno ha la coscienza pulita... - ha aggiunto - sto vivendo la vicenda in maniera surreale. Non abbiamo mai visto, preso o chiesto soldi per il nostro partito all'estero. Andrò a ripetere questo in Parlamento, non ho niente da temere".

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LA REPLICA DI DI MAIO - "Il rischio che corre la Lega è isolare l'Italia e che quando avremo bisogno di aiuto saremo isolati come la Grecia, e avremo problemi sui conti correnti degli italiani", replica Luigi Di Maio, intervendo a Uno Mattina. "Sulle accuse a M5s sull'elezione della Von der Leyen, la Lega sta mentendo - aggiunge il leader politico pentastellato -. C'era un accordo per cui la Lega avrebbe dovuto votare la presidente in cambio di un commissario, hanno capito di non riuscire ad aver un commissario e si sono ritirati, e lo hanno anche ammesso. Noi non abbiamo votato per una poltrona ma per gli impegni presi sul salario minimo, Dublino, contro l'austerity".

Ma Di Maio non si ferma qui. "Io sono sicuro dell'esecutivo e ritengo ingiusto che ogni giorno si minacci una crisi di governo. Dal mio punto di vista ci sono delle riforme che si devono fare", dice il ministro di Lavoro e Sviluppo economico rispondendo in merito alle parole di Salvini, che in una recente intervista paventava il rischio della crisi di governo. "Non ci sono tre no", aggiunge parlando di autonomia, manovra e giustizia.

Più tardi su Fb Di Maio affonda: "Noi abbiamo voglia di continuare. Se la Lega vuole tornare al voto, lo può dire chiaramente, ma se ne assume la responsabilità. Se cade questo governo, il rischio è che torni l'asse Pd-FI. Il M5S non lascia il Paese in mano alla gente che l'ha distrutto. Per me questo è il solo governo possibile, che può fare le cose per gli italiani. Se non c'è questo governo, si torna al voto". Di Maio conclude: "Io gli italiani non li tradisco. Non abbiamo paura del giudizio della storia. Sappiamo di stare dalla parte giusta. Senza interessi, con le mani libere".

IL PD - "E' fantapolitica parlare di una possibile alleanza o di un accordo tra Pd e Cinque Stelle. E questo lo ha detto anche il segretario Zingaretti ieri con chiarezza", dice intanto l'ex segretario dem e deputato Maurizio Martina. Rincalza la dose lo stesso Nicola Zingaretti. "Penso che la novità di queste ore sia che il progetto politico del governo gialloverde, ammesso che ci sia mai stato, è fallito. Ormai siamo agli insulti continui e soprattutto alla paralisi totale che pagano gli italiani. La smettano con questa sceneggiata e traggano le conseguenze". 

RENZI STOPPATO - "C'è una cosa da fare, subito: presentare una mozione di sfiducia a Salvini", ha scritto su Instagram Matteo Renzi. "Se i Cinque Stelle la votano, finisce l'esperienza del peggior governo della storia repubblicana. Se i Cinque Stelle lo salvano di nuovo, la vicenda dei rubli sarà per loro come la vicenda Ruby. E avranno perso ogni residua credibilità. L'opposizione deve fare l'opposizione". Ma per un deputato molto vicino a Nicola Zingaretti "la mozione di sfiducia ora sarebbe un regalo inaspettato a Salvini e Di Maio", cioè il pressing messo in moto da Renzi, e prima ancora da Maria Elena Boschi su twitter, ricompatterebbe i due vicepremier e, secondo il Nazareno, "sarebbe una mossa sbagliata".