Il ministro degli Esteri e capo politico M5s, Luigi Di Maio (Ansa)
Il ministro degli Esteri e capo politico M5s, Luigi Di Maio (Ansa)

Roma, 16 gennaio 2020 - Sono un po’ più di tre, come li aveva additati con scherno l’altro giorno Luigi Di Maio, i critici dissidenti decisi ad arrivare agli Stati Generali grillini di marzo senza il capo politico ancora saldamente in sella al Movimento. Ieri sera è andata in scena l’ennesima riunione tra quelli che ormai costituiscono ufficialmente una corrente interna al M5s contraria al leader e, soprattutto, al ruolo ombra di Davide Casaleggio, decisi a portare "cambiamento" nell’organizzazione interna. C’erano Emanuele Dessì ("non siamo dissidenti", ha puntualizzato il senatore), Luigi Gallo, Mauro Coltorti, Giuseppe Auddino, Dino Mininno, Gianni Marilotti, Elisa Siragusa, Mattia Crucioli, Jessica Costanzo e Primo Di Nicola. "Sarebbe importante arrivare agli Stati Generali – aveva scritto Gallo nell’sms di invito a deputati e senatori – con un documento condiviso, giocando un ruolo pro-attivo e non passivo nel nostro Movimento". Parole solo in apparenza distensive verso la leadership del Movimento, dove ci si aspetta a breve nuovi addii. La prima a prendere la via del Carroccio potrebbe essere la senatrice Marinella Pacifico con un altro senatore, ma anche alla Camera si parla di 4 deputati pronti a seguire l’ex ministro Fioramonti nella sua avventura di ‘Eco’.
Strappi destinati a indebolire ulteriormente Di Maio in vista delle elezioni di fine mese in Emilia-Romagna e Calabria, dove il risultato delle urne potrebbe rivelarsi esiziale per il leader, mentre continuano a rincorrersi le voci (sempre smentite) di un suo possibile passo indietro già la prossima settimana, prima del verdetto delle urne. Intorno al ministro degli Esteri, non a caso, i fedelissimi hanno eretto un muro di protezione, veicolando critiche nei confronti dei dissidenti accusati, soprattutto, di mettere in pericolo la maggioranza: "Piuttosto bisognerebbe confrontarsi sull’agenda da proporre al presidente Conte", spiegavano ieri gli uomini comunicazione di Di Maio.

Ma ormai la distanza tra i ‘critici’ e il Capo è destinata a aumentare, a partire dalla volontà dei ‘reietti’ di porre la piattaforma Rousseau sotto il ‘tetto’ del Movimento, motivo per cui le distanze con Casaleggio sarebbero aumentate negli ultimi giorni. Con quest’ultimo che non avrebbe apprezzato l’orientamento di mettere in qualche modo sotto tutela la piattaforma. Il tutto mentre Di Battista ha rimarcato di sentirsi "un uomo libero". Di mezzo c’è appunto il voto in Emilia: in caso di una débâcle i dissidenti tornerebbero ad attaccare con più forza per chiedere subito un cambio di direzione. E la testa di Di Maio.