La trattativa tra Lega e Cinquestelle che pareva giunta a una svolta positiva si incarta in maniera quasi inaspettata. Serviranno come minimo altri due o tre giorni. I punti dolenti sono alcuni aspetti del programma ma soprattutto il mancato accordo sul nome del futuro presidente del consiglio. Pare che al Quirinale non siano piaciuti più di tanto quelli dei tecnici fatti filtrare in questi giorni, e al di là dei singoli profili emersi, secondo ricostruzioni giornalistiche degne di nota sembra che il presidente della Repubblica non sia del tutto d’accordo nella nomina di un tecnico per un governo politico. Il premier tecnico va bene in determinate circostanze e se tutto il governo è tecnico, altrimenti se i ministri sono politici si produce un evidente squilibrio che inficia l’azione stessa dell’esecutivo. Ricordiamo che la Costituzione all’articolo 95 prevede espressamente che il presidente del Consiglio sia responsabile dell’indirizzo politico dell’azione di governo, una guida reale e incisiva, e non un punto di mediazione tecnica tra le varie istanze della coalizione. Naturale quindi che Mattarella abbia ricordato ai due partiti che per palazzo Chigi non può bastare l’individuazione di una figura "neutra", ma che anche sul premier serve un accordo politico. Il politicamente corretto degli ultimi tempi ha fatto coincidere la doversosa e inevitabile discussione sui nomi con l’idea di un indicibile mercanteggiamento sulle "poltrone", in realtà si tratta di una intesa imprescindibile. Senza la quale il governo giallo-verde, par di capire, è destinato a restare un sogno. Questi ulteriori quattro o cinque giorni serviranno per tentare di affinare un'intesa.