I vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio (Imagoeconomica)
I vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio (Imagoeconomica)

Roma, 21 luglio 2019 - M'ama non m’ama. Se la mattina si adombra una immediata crisi di governo, la sera arrivano le parole concilianti e si ristabilisce il dialogo tra i due maggiori leader del patto gialloverde, Salvini e Di Maio. Questo comportamento però non è un evento straordinario ma è diventato una regola. 
Il presidente del Consiglio Conte addirittura il 3 giugno scorso convocò una conferenza stampa per dire a microfoni aperti a Salvini e a Di Maio di non litigare su tutto e che se fosse continuato questo clima lui ne avrebbe tratto le conseguenze. 

Nel frattempo nulla è cambiato, il litigio continua e quell’appello lanciato da Conte è caduto nel nulla di fatto, sia per i due vicepremier che per lo stesso Presidente. Le fibrillazioni di giorno in giorno aumentano sempre con lo stesso canovaccio: tutto si consuma nell’arco di 12 ore, prima si accusano gli avversari con parole forti, poi si minaccia la crisi e infine scoppia la pace. Giovedì è andato in scena l’ultimo atto che aveva come oggetto la diatriba scaturita dal mancato appoggio della Lega alla elezione della nuova presidente della Commissione europea Ursula Von Der Layen. Fuoco e fiamme con dichiarazioni molto dure tanto da far paventare addirittura un incontro con il Quirinale nelle ore successive, poi il tutto è rientrato. 

Neanche però il tempo di consumare la pace, ecco che si è aperto un ulteriore fronte: venerdì Salvini ha chiesto la sostituzione di due ministri pentastellati, Trenta e Toninelli. Il M5S non può accettare supinamente questo diktat e quindi bisogna capire come si svilupperà nei prossimi giorni questo nuovo fronte di crisi. Il problema però è che in questa lotta continua tra gli alleati del governo ci sono gli italiani di mezzo che si sentono confusi da questo continua tira e molla interpretato da chi avrebbe invece il compito di rassicurare i cittadini e di non tenerli sempre in continua tensione sulle sorti future dell’Italia. Tutto questo ha un impatto anche nella percezione dell’economia visto che il 63% pensa che l’eterno conflitto possa influire su una depressione degli investimenti sia delle aziende che delle famiglie. 

Questo comportamento si mette in atto quando emerge l’instabilità politica. Indipendentemente da questo, il 55% della popolazione si dice «stanca» di questo continua frizione tra Salvini e Di Maio mentre un terzo afferma che è normale, anche se si tratta di due alleati. Se già questo è un dato di allerta, la situazione diventa ancora più preoccupante se si pensa al futuro. 
Infatti il 59% dice che ad ogni conflitto ci si allontana sempre di più dalla politica seguendola con meno interesse, solo per il 21%, invece, la lotta continua non produce sensazioni negative. Un dato è certo e si riflette sulla credibilità del governo nel futuro: se a inizio anno il 55% degli italiani stimava che questo governo potesse andare avanti ancora per i prossimi 4 anni, adesso questa percentuale è crollata al 31% e quindi ben 6 cittadini su 10 pensano che sia solo una questione di tempo, ma che il governo cadrà molto prima del 2023. 

D’altronde l’agenda autunnale del governo potrà generare immediatamente nuovi conflitti. Il casus belli potrebbe essere la manovra di bilancio, visto che già nelle scorse settimane sono emerse le prime divergenze tra Salvini e Di Maio su flat tax e compenso minimo. Il giudizio degli italiani è molto severo visto che il 63% stima che proprio in relazione alla stesura della legge di Bilancio aumenteranno le ostilità. Eppure c’è da dire che da questo conflitto è la Lega che guadagna i maggiori consensi sul suo alleato. Rispetto alle europee è in aumento del +4%, arrivando al 38%, mentre il M5S rimane stabile sul 17%. Sono questi ultimi i numeri che si consultano prima di aprire una crisi di governo. 

*Nota informativa ai sensi dell'art. 4 del Regolamento Agcom - Delibera n°256/10/CSP. Data di realizzazione: 19-20/07/2019. Committente: QN Quotidiano Nazionale. Estensione territoriale: nazionale. Campione: Panel Omnibus rappresentativo degli elettori italiani. Tecnica di somministrazione delle interviste: Cawi. Consistenza numerica del campione: mille. Rispondenti: 92%