Il sociologo Domenico De Masi con Roberto Speranza e Guglielmo Epifani
Il sociologo Domenico De Masi con Roberto Speranza e Guglielmo Epifani

Roma, 11 luglio 2018 - Il sociologo Domenico De Masi, 80 anni, teorico del 'lavorare gratis lavorare tutti', vicino ai 5 Stelle, ora è nel comitato promotore di Leu. Si tratta di un intellettuale, senza tessere di partito a onor del vero. Ma che fosse stato molto vicino ai pentastellati, con i quali ha lavorato fianco a fianco e con i quali ha organizzato seminari sul lavoro, è un dato di fatto. La domanda che sorge spontanea è: dobbiamo aspettarci, viste le recenti divisioni tra i due maggiori azionisti di governo sia sulla gestione della questione migranti sia sul decreto dignità, un passaggio di personalità, parlamentari, consiglieri dal Movimento 5 Stelle alla sinistra? De Masi spiega il motivo della sua presenza nel comitato promotore di Leu. "Sono un uomo di sinistra, mi piacerebbe raggruppare tutte le anime sinistra disperse tra i vari partiti... forse è un sogno, ma chissà". Il motivo - spiega il sociologo - è semplice. Dentro il M5S c'è un'anima di destra e una di sinistra. E' chiaro che se i grillini avessero fatto l'accordo con il Pd ci sarebbe stata una parte di pentastellati vicini alle istanze della destra che si sarebbe rivolta alla Lega; ma di fronte a un governo con la Lega, il travaso di voti potrebbe prendere la direzione opposta...". Tra i punti che non convincono De Masi c'è il famoso decreto Dignità, buono per dare un primo colpo al Jobs Act, ma c'è il rischio che senza una riduzione dell'orario di lavoro e un aumento della produttività, si risolva a un semplice pannicello caldo.  

Viene da chiedersi, a questo punto, se l'ala sinistra del M5S, rappresentata dal presidente della Camera Roberto Fico, possa in effetti stancarsi della virata a destra del governo giallo-verde e studi un ritorno all'origine, magari rinsaldandosi con la sinistra di Pietro Grasso. Secondo Marco Valbruzzi, dell'Istituto Cattaneo, questo 'flusso' non è stato ancora verificato. "De Masi potrebbe essere considerato un'avanguardia, ma il passaggio dai 5 Stelle alla sinistra è congelato. La linea del ritorno all'origine è sempre difficoltosa". Prima di De Masi, c'era stato l'attore Ivano Marescotti che aveva annunciato di "ritirare il voto ai grillini" dopo l'accordo di governo con la Lega o alcuni post critici della cantante Fiorella Mannoia, considerata abbastanza vicina ai pentastellati. Ma se il ritorno a sinistra inizia tra qualche vip, negli elettori non c'è ancora un vero e proprio spostamento. Il fenomeno in crescita è quello del passaggio dai grillini alla Lega. In tempi non sospetti, cioè prima del governo legastellato, già quello che veniva definito l'ideologo del Movimento 5 Stelle, il professor Paolo Becchi, aveva preso la strada del Carroccio. Ma anche l'eurodeputato Marco Zanni era stato folgorato sulla via di Salvini. "Il fronte sovranista ha bisogno di collanti, dobbiamo fare gruppo", diceva a QN a fine gennaio 2017. Tant'è che già a quei tempi profetizzò "un'intesa possibile" tra grillini e leghisti. Da un punto di vista di flussi elettorali la conferma di questo 'movimento' da M5S a Lega è arrivata dalle recenti amministrative. Lo spiega Valbruzzi : "Una parte degli elettori del Movimento 5 Stelle si è spostato sul Carroccio. Tendenza che viene confermata anche dai recenti sondaggi con l'allargamento del bacino della Lega".