Rimini, 23 settembre 2017 - L'investitura di Luigi Di Maio a nuovo capo politico del Movimento 5 stelle è, in realtà, ancora tutta da costruire. Soprattutto dal punto di vista delle responsabilità giuridiche ed economiche. Se, all’interno dell’area riminese di ‘Italia a 5 stelle’, la narrazione che si offriva ai numerosi militanti è stata quella di un passaggio morbido, dove Di Maio sarà in realtà solo uno inter pares, come un militante accanito ha tentato di strappare dalla voce del senatore Nicola Morra (che, infatti, gli ha risposto secco "non è affatto detto"), la realtà regala tutta un’altra fotografia. Quella di un Beppe Grillo, a tutt’oggi ancora presidente dell’Associazione Movimento 5 stelle, proprietaria del simbolo e delle sue royalties, ai ferri corti con Davide Casaleggio.

Per una questione di denaro. Ma molto, molto denaro. Nella stanchezza di Grillo e nella sua ferma volontà di passare il testimone, seppur con i tempi dettati dalle scadenze politiche (prima la Sicilia, poi le elezioni, forse a fine marzo), c’è una questione che fu già oggetto di dissapori con Gianroberto Casaleggio, poco prima che l’altro fondatore passasse a miglior vita e che è stata raccontata nei particolari nel capitolo ‘L’ultima telefonata’ del libro di Biondo e Canestrari Supernova. Grillo all’epoca se la prese con Casaleggio senior perché cominciavano a fioccare sulla sua testa di presidente dell’associazione un po’ di guai giudiziari, querele soprattutto. E la domanda che poneva il ‘garante’ al ‘visionario’ era molto concreta: "E questa roba qui, chi la paga?". Ora, di tempo ne è passato un po’, non molto, ma sufficiente per far sì che quelle grane giudiziarie lievitassero, di pari passo con l’insofferenza di Grillo per il suo ruolo politico sempre più scomodo dal punto di vista delle responsabilità economiche.

Le querele, infatti, sono cresciute, come le richieste di danni che arrivano dagli espulsi e dai depennati dalle liste elettorali, per non parlare dei casi delle liste di Genova e Palermo. Insomma, richieste di risarcimenti milionari che avevano fatto sbottare Grillo già qualche settimana fa, quando si parlò per la prima volta di freddezza tra lui e Davide Casaleggio, poi da loro negata con tanto di foto insieme. Ora, a margine della kermesse di Rimini, la questione si è di nuovo posta ed è stata anche oggetto di ironia, da parte del garante sul palco di Rimini: "Sapete che da domani cambia anche l’indirizzo del capo politico, che non sarà più quello di casa mia... ah, tutte le denunce, eh, eh, eh...". La domanda che ha posto, di nuovo, Grillo a Casaleggio jr, d’altra parte, è stata precisa: "Se io passo tutto nelle mani di Di Maio, poi chi pagherà il pregresso?".

La risposta, piuttosto laconica, offerta dal giovane patron della Casaleggio Associati, non avrebbe convinto Grillo, che ha quindi ingaggiato avvocati e commercialisti milanesi per quantificare non solo il danno economico derivante dalle querele, ma anche le royalties effettive del simbolo del Movimento che ammonterebbero a cifre maggiori di quelle fino ad oggi corrisposte all’associazione presieduta da Grillo, dalla medesima Casaleggio e dall’Associazione Rousseau. Di più. L’ormai ex leader del M5S avrebbe anche chiesto ad una società Usa di stimare l’effettivo valore del simbolo stellato, dove campeggia il suo nome. Una questione che, se non risolta con un accordo tra le parti che non è ancora alle viste, potrebbe additittura finire alle carte bollate.

Tutti i balletti di Grillo, dal passo di lato a Di Maio leader - di R.CARBUTTI

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