Luigi Di Maio (ImagoE)
Luigi Di Maio (ImagoE)

Roma, 22 febbraio 2019 - Il Movimento cerca nuova stabilità, Di Maio vuole un partito vero, ‘verticistico’, e possibilmente senza la zavorra dell’ala sinistra capitanata da Fico. Poco importa se questo costerà caro, in termini elettorali, l’importante è continuare, in modo compatto, con l’alleato Lega. Anche oltre il traguardo delle Europee, per chiudere insieme i 5 anni di legislatura.

E proprio su questo tema si è incentrata la discussione, della durata di quattro ore ieri a Roma, tra Grillo, Di Maio e Davide Casaleggio. Alla fine il leader ha annunciato una nuova spallata a uno dei capisaldi del Movimento: il crollo del tabù del limite dei due mandati: "Faremo una riflessione a livello territoriale. Dobbiamo essere più competitivi a livello comunale e locale".

Il vincolo, insomma, verrà eliminato prima a livello amministrativo, poi forse del tutto più in là. Tra le righe, il capo politico, ha anche tirato una staffilata ai dissidenti sul caso Diciotti, definiti ieri da Paola Taverna "pletora di miserabili". A una urticante domanda sul caso dell’autorizzazione negata per Salvini in giunta al Senato, Di Maio ha risposto con un siluro verso la sinistra del Movimento: "Non credo si debba usare il 40% dei contrari con ragionamenti alla Cirino Pomicino. Sono contento che ci siano senatori che erano per il sì all’autorizzazione a procedere e hanno detto che si adegueranno alla volontà degli iscritti". Beppe Grillo, che ha negato, come di prammatica, ogni attrito pregresso con Di Maio, ha solo fatto da notaio a una scelta già presa da Casaleggio e ‘Luigi’: fare del M5S un partito in grado di andare a braccetto con la Lega anche nei marosi delle prossime congiunture economiche. Lui sarebbe meno filo-leghista.

Come aveva fatto sul blog delle stelle il 13 febbraio, Di Maio ha ribadito anche che gli iscritti verranno consultati, sempre via Rousseau, su una serie di proposte riguardanti il tema dell’organizzazione nazionale e locale, l’apertura a liste civiche radicate sul territorio e a mondi con cui, sui territori, M5S non ha mai parlato, a partire dalle imprese. Si cerca nuovo slancio, il Movimento è in caduta libera nei sondaggi, dove le cifre sono dieci punti sotto quel 32,7% delle politiche e quello che proprio non serve, con questi chiari di luna, è che i ‘dissidenti mettano cappello’ sul 41% degli iscritti che, sulla piattaforma Rousseau, hanno detto che Salvini andava processato. 

"Il 41% chiede ai vertici un cambio di passo e il ritorno ai principi del M5S, è pronto a mobilitarsi e vuole chiedere conto della direzione di questo governo", diceva qualche giorno fa Luigi Gallo, deputato vicino al presidente Fico. Il capo politico M5S li ha liquidati come esponenti dell’ancien régime: "È chiaro che se gli iscritti decidono una linea sono contento che senatori come Mantero e Airola dicano ‘mi adeguo’. Questo è lo spirito". È uno stop a chi pensa che nel ‘nuovo’ Movimento possano nascere le correnti perché la convinzione è che "Gallo di quel 41% rappresenta forse l’1%", come spiegava martedì una fonte vicina ai vertici M5S.