Roma, 14 novembre 2018 - La fronda all'interno dei 5 Stelle rischia di allargarsi. Ma il Senato non è l'unica incognita del Movimento 5 Stelle. Ad agitare i grillini c'è anche l'imminente ritorno di Alessandro Di Battista, previsto a Natale, e anche il peso del movimento a favore delle grandi opere che sta diffondendosi da Torino alla Liguria. Insomma, grane di non poco conto che rischiano di mettere in difficoltà la leadership di Luigi Di Maio e gli equilibri all'interno del suo Movimento.

La fronda del Movimento 5 Stelle. La maggioranza è caduta sul condono di Ischia, dove i dissidenti grillini sono stati decisivi. Il punto dolente è il Senato, dove la pattuglia dei senatori ribelli supera quota sei. C'è Gregorio De Falco, in primis, che si è schierato con Forza Italia votando contro il gruppo sul condono di Ischia, ma anche l'astensione dell'altra ribelle Paola Nugnes, vicina al presidente della Camera Roberto Fico, che ha contibuito a far andar sotto il governo per la prima volta. Di Maio ha subito contrattaccato, evocando il tema dei 'soldi', insinuando che dietro questa ribellione ci fosse il nodo delle restituzioni (a cui i grillini sono tenuti secondo il loro statuto interno), ma il tema del dissenso, bestia nera già del primo ingresso del M5S in Parlamento, torna in auge.

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A Palazzo Madama, per dire, già si contano sei senatori ribelli: De Falco, Nugnes, Elena Fattori (che ha parlato di "terrorismo psciologico nel M5S), Matteo Mantero, Virginia La Mura (già astenuti sul decreto Sicurezza). A questi si aggiunge la compagine dei critici al decreto Genova (dove oltre al condono di Ischia, si dibatte anche di fanghi e idrocarburi). Ebbene, su questi temi, la compagine del dissenso è agguerrita e già conta undici critici, tra cui, il senatore Saverio De Bonis in prima linea. Non mancano poi i No Tap, i no Tav etc etc... che, tra Senato e Camera, posso contare su circa dieci componenti. Certo, non è detto che voteranno automaticamente in contrasto col gruppo, ma i mal di pancia permangono.
A questo si aggiunge un ulteriore problema per Di Maio: la spaccatura di Forza Italia sul condono al Senato: sei i senatori campani di FI autosospesi che potrebbero andare ad ingrossare le fila della Lega. La maggioranza, quindi, a Palazzo Madama sarebbe falsa, ma gli equilibri Lega-M5S finirebbe per sbilanciarsi a favore del Carroccio.

L'INCOGNITA DI BATTISTA - Al di là dei proclami di grande felicità per il ritorno di 'Dibba', in un momento di fibrillazione per la maggioranza di governo, il rientro del movimentista per eccellenza rischierebbe di creare non pochi problemi al capo politico grillino, Di Maio. Di Battista, infatti, è visto come la possibile exit-strategy per il M5S in caso si trovasse a mal partito nella continua competizione con l'altro azionista di maggioranza: la Lega (e soprattutto Salvini). Certo è che, dal 24 dicembre, quando Di Battista tornerà, il Movimento dovrà fare i conti (nel bene e nel male) con lui. 

LE GRANDI OPERE - Il tema rischia di diventare spinoso per il M5S sia sul fronte interno che esterno. Sul fronte interno, i problemi potrebbero nascere dai parlamentari che hanno sposato (fin dalle origini) la causa No Tav e, successivamente, No Tap. L'eventuale ripartenza delle grandi opere, compresa la Torino-Lione, potrebbe esacerbare il dissenso interno. Ma c'è di più. Dopo la cosiddetta 'marcia dei 40mila' di Torino a favore della Tav, il movimento a favore delle grandi opere si sta allargando alla Liguria. Qui, con i sindacati in prima linea alleati con le imprese, si sta organizzando una manifestazione simile a quella piemontese, per dire sì ai cantieri della Gronda, del Terzo Valico, del nodo ferroviario (si tratta di un'opera di potenziamento infrastrutturale cittadino e regionale) oltre che alla ricostruzione del ponte Morandi. Un 'movimento', questo, che potrebbe dar fastidio al governo, ma soprattutto al Movimento 5 Stelle.