Luigi Di Maio con  Nasser Bourita (Ansa)
Luigi Di Maio con Nasser Bourita (Ansa)

Roma, 2 novembre 2019 - "Non me ne importa nulla di parlare di coalizioni e non importa agli italiani. Piuttosto, a gennaio del 2020, come prima legge del nuovo anno, votiamo l’acqua pubblica". Il capo politico dell’M5s si trova a Rabat, in Marocco, e liquida così la polemica che va avanti dal post-voto umbro. In realtà, il problema nel MoVimento è anche della riorganizzazione interna e dei nuovi assetti, ma la discussione pubblica è sulle alleanze. Per le elezioni in Emilia-Romagna, Di Maio le ha escluse in modo categorico e, in teoria, anche per la Calabria, ma qui gira ancora la possibilità di più liste civiche a sostegno dell’imprenditore Pippo Callipo.

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Si vedrà. A Di Maio vengono mosse molte accuse, oltre ai continui tonfi elettorali: l’M5s è quotato oggi al 17,9%, in calo di un altro 2,9%. Il senatore Michele Giarrusso ieri ci è andato giù durissimo: "Dopo il 7,4% in Umbria Di Maio deve dimettersi. Dobbiamo tornare alle origini vere del Movimento che non aveva capi e ducetti. Serve una gestione collegiale". Giarrusso ne ha anche per Casaleggio jr ("corresponsabile") e altri, ma brucia l’invito a Di Maio: "Passa la mano e riposati".

Non è la sola voce critica, anzi. Un altro senatore, Primo De Nicola, chiede di "sciogliersi in qualcosa di più grande", la senatrice Barbara Lezzi cita Casaleggio (Gianroberto) per dire che il partito deve "cambiare o si deve sostituire" e via così, in un crescendo di critiche e accuse. Il viceministro dimaiano, Stefano Buffagni replica: "Mandiamo via chi usa il Movimento come un taxi". La verità è che l’M5S sta per subire altre scissioni. Al Senato, su 103 senatori, solo 40 sono leali a Di Maio, 60 gli remano contro (tra cui Giarrusso, Morra, Lezzi, ma anche Dessì) e sono anche ‘pro-Conte’, pronti cioè a sostenerlo anche in caso di rottura con Di Maio. Inoltre, sono previsti altri addii: Fattori, Grassi e altri 4. 

Alla Camera all’inizio della prossima settimana si dovrà eleggere il nuovo capogruppo, cosa che non si riesce a fare da mesi. Si giocano la carica in tre: due (Trano e Silvestri), che non hanno mai raggiunto la maggioranza richiesta (109), si potrebbero alleare per bloccare la corsa del terzo, Davide Crippa, ma nessuno è un dimaiano. Molti dei dissidenti (15 al Senato, circa 50 alla Camera, guidati da Trizzino) chiedono di ribadire l’alleanza col Pd, che il ruolo del capo politico non sia più blindato e un congresso. Di Maio, in cambio, offre l’attivazione dei ’facilitatori’ (ufficiali di collegamento con il territorio) e la convocazione degli Stati generali M5s ad aprile. Troppo poco per tacitare gli scontenti.