Luigi di Maio e Lorenzo Fioramonti (Lapresse)
Luigi di Maio e Lorenzo Fioramonti (Lapresse)

Roma, 27 febbraio 2018 - Il leader grillino, Luigi Di Maio, ha lanciato Lorenzo Fioramonti come ministro dello Sviluppo di un eventuale governo pentastellato. Da quasi un anno consigliere e punto di riferimento per i pentastellati, sarebbe però sbagliato identificare questo economista dal semplice titolo accademico: è professore di Economia politica all’Università sudafricana di Pretoria, dove ottenne una cattedra a 35 anni.

Fioramonti (classe 1977, neoliberista ma con una laurea in Filosofia a Tor Vergata e una collaborazione con la fondazione Rockfeller), rappresenta qualcosa di più. Innanzitutto perché, spendendo il suo nome, il M5S rispolvera la dibattuta teoria della decrescita felice, tesi a cui si accosta in diverse pubblicazioni, contestando "l’ossessione" verso il Pil, considerato un indicatore "anacronistico" per misurare la ricchezza di una nazione. Secondo aspetto: Fioramonti si è presentato, anche mediaticamente, come prototipo del cervello in fuga, costretto a emigrare per colpa del sistema tutto italiano dei concorsi pilotati - prima in Germania, poi in Sudafrica - per fare carriera accademica.

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NO PIL - Il suo cavallo di battaglia è la lotta contro il Pil, "misura anacronistica e fuorviante". Assieme al francese Jean-Paul Fitoussi e all’ex ministro Enrico Giovannini, ha presentato a Roma recentemente il libro 'Presi per il Pil', in cui parla di "incentivi perversi" e puntato il dito contro l'incapacità della politica di considerare fattori decisivi per la qualità della vita come le disuguaglianze sociali, l'ambiente, il volontariato. "Vanno ripensati - ha scritto nel programma presentato sul blog di Grillo - in particolar modo i parametri che legano il deficit e il debito al Pil".

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NO EURO - Noto a livello internazionale soprattutto per i suoi studi sull’economia sostenibile, Fioramonti, pur non contestando in modo netto l’Europa, sostiene anche che il sistema della moneta unica sia obsoleto: "Bisogna ripensare - scrive sempre sul programma grillino allo Sviluppo - i fondamentali economici sulla base dei quali si è sviluppata l’Unione europea". Il Financial Times ha ripreso giorni fa un intervento del prof di Pretoria  in cui accredita il M5S come "pioniere di un cambiamento del sistema europeo". Ragionamento in cui però è stato sfumato il concetto di uscita dall’Ue sostenuto a corrente alternata da Grillo e dai vertici stellati: "Non vogliamo una facile via d’uscita".

VOLTO PER LA CITY - Critico dell’euro, ma Fioramonti è stato anche il 'jolly' che un mese fa ha accompagnato Di Maio all'incontro di Londra con gli investitori internazionali. "Fidatevi, non siamo populisti", fu lo slogan. L’Intento era quello di rassicurare il mondo della finanza, di accreditare un Movimento di governo. A quella platea, Fioramonti aveva riproposto le indicazioni di Carlo Cottarelli sulla spending review e la "sburocratizzazione del Paese con l’abolizione di 400 leggi".

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LA SFIDA A ROMA - L’economista, in rampa di lancio per la politica, dovrà giocarsela con Matteo Orfini in uno dei collegi più difficili per il Pd, quello di Torre Angela, periferia di Roma dove i grillini vanno forte. Intanto accetta l’investitura di Di Maio. Si dice orgoglioso di poter avere un ruolo nel possibile governo grillino. In un’intervista recente ha rivendicato di aver fatto esperienze accademiche che parlano da sè. Bando alla modestia. Ha citato libri a sua firma "tradotti in tutto il mondo" e un capitolo inserito nell'ultimo libro del premio Nobel Joseph Stiglitz. Fioramonti, però, si è anche dovuto difendere da polemiche da lui definite fake news. "Da giorni girano sui social informazioni false per cui io sarei al soldo di investimenti legati a Soros o alla famiglia Rothschild. La fantasia di alcuni non ha limiti".  

SEMPRE A CACCIA DI SPERIMENTAZIONI - Alcune settimane fa in Finlandia, assieme a Giorgio Sorial, l’economista ha parlato della necessità di imporre "nuovi strumenti per implementare il benessere sociale ed economico del Paese". Quali esattamente non è dato sapere. Ma il benessere è di certo la parola chiave per Fioramonti, già autore per l’inglese Guardian di un articolo dal titolo che è un manifesto: 'Addio capitalismo: benvenuta Repubblica del benessere'.