Enrico Letta, classe 1966, leader del Pd, non vuole saperne di Berlusconi al Colle
Enrico Letta, classe 1966, leader del Pd, non vuole saperne di Berlusconi al Colle
Il vertice di centrodestra che si terrà domani "è una notizia positiva che sia stato convocato". "Questo aiuta sicuramente il chiarimento e speriamo avvicini l’inizio di una discussione vera sul Quirinale e su un patto di legislatura. Faremo questa discussione animati da spirito costruttivo". Il sotto-testo della nota del Nazareno di ieri è: "Bravi che finalmente vi riunite, ora dateci un nome purché non sia quello del Cavaliere, ovvio". Segno di un impazzimento collettivo: il Pd crede o addirittura si fida che l’“odiato“ Salvini gli toglierà le castagne dal fuoco stoppando la corsa...

Il vertice di centrodestra che si terrà domani "è una notizia positiva che sia stato convocato". "Questo aiuta sicuramente il chiarimento e speriamo avvicini l’inizio di una discussione vera sul Quirinale e su un patto di legislatura. Faremo questa discussione animati da spirito costruttivo".

Il sotto-testo della nota del Nazareno di ieri è: "Bravi che finalmente vi riunite, ora dateci un nome purché non sia quello del Cavaliere, ovvio". Segno di un impazzimento collettivo: il Pd crede o addirittura si fida che l’“odiato“ Salvini gli toglierà le castagne dal fuoco stoppando la corsa del Cavaliere. Certo, sempre meglio dei 5Stelle: si trascinano di giorno in giorno organizzando riunioni del tutto sconclusionate (i senatori che vogliono votare Mattarella "subito", già dal primo scrutinio), dilaniandosi in polemiche perfide (i deputati che spiegano ai senatori "state sbagliando tutto") o assemblee dall’esito così imprevedibile che si è pensato bene di rimandare a oggi la riunione dei gruppi che si doveva tenere ieri con Conte. Il quale un giorno si sente con Letta promettendogli eterna fedeltà e il giorno dopo fa sapere a Salvini "ragioniamo su un vostro nome, meglio se donna, purché non sia Silvio".

Inoltre, proprio dai 5Stelle (il nordista Buffagni e altri) arriva pure il guanto di sfida al Pd: "Loro pretendono che anche noi usciamo dall’aula se c’è il Cav? Il Pd pensi al Pd, noi pensiamo a noi". Il disordine è grande, sotto il Cielo dei giallorossi.

Tornando al Pd, le certezze – in vista della Direzione, allargata ai gruppi parlamentari, che si terrà, a questo punto, sabato, causa un fatto triste (la partecipazione domani ai funerali di Stato di Sassoli) – sono tre. La richiesta – fatta a Salvini e alla Meloni – di sgombrare dal campo il nome di Berlusconi, "così poi si parla". Sottinteso: in cambio potremo prendere in considerazione anche un vostro nome, purché super partes e di alto profilo. Due, preservare il buon nome di Draghi in ogni modo.

L’ordine è "salvate il soldato Mario". Come? Sottraendolo allo stillicidio di voti che, nei primi tre scrutini, potrebbero essere troppo bassi ("un disonore cui non lo possiamo sottoporre") e mettendo in sicurezza il futuro del governo negli assetti attuali, se invece dovesse, come il Pd pure si augura, restare premier. A costo di stipulare un nuovo patto di legislatura con la Lega che, però, non prevede il "governo dei migliori" ventilato da Salvini. Terzo, fare voti al Cielo affinché, una volta accertato che Berlusconi ci proverà davvero, finisca sotto, grazie alla strategia dell’Aventino. A quel punto, se cadranno anche tutti gli altri candidati, la strategia resterebbe una sola: pregare San Mattarella affinché tolga le castagne dal fuoco a tutti e, grazie a un mandato bis lampo o ponte, dia il tempo a tutti di finire la legislatura. Anche perché, di questo al Nazareno sono sicuri, "se Berlusconi va al Colle, Draghi si dimette e la legislatura cade, resterebbero solo le elezioni".