Il leader del Partito democratico Enrico Letta, classe 1966
Il leader del Partito democratico Enrico Letta, classe 1966
Enrico Letta, segretario nazionale del Pd, già presidente del Consiglio, sarà il candidato dei dem, di una fetta del centrosinistra e, presumibilmente anche dei 5 Stelle, al collegio uninominale 12 della Camera in Toscana. Dopo un mese di riflessioni, di silenzi e mezze frasi pronunciate nelle rare interviste, di timide aperture e di docce fredde, ieri Letta avrebbe chiamato i vertici senesi e toscani del Pd, comunicando loro di accettare la proposta di candidatura al Parlamento. Ieri i telefoni dei dirigenti senesi erano rigorosamente muti, da quello del segretario provinciale Andrea Valenti a Susanna Cenni,...

Enrico Letta, segretario nazionale del Pd, già presidente del Consiglio, sarà il candidato dei dem, di una fetta del centrosinistra e, presumibilmente anche dei 5 Stelle, al collegio uninominale 12 della Camera in Toscana. Dopo un mese di riflessioni, di silenzi e mezze frasi pronunciate nelle rare interviste, di timide aperture e di docce fredde, ieri Letta avrebbe chiamato i vertici senesi e toscani del Pd, comunicando loro di accettare la proposta di candidatura al Parlamento.

Ieri i telefoni dei dirigenti senesi erano rigorosamente muti, da quello del segretario provinciale Andrea Valenti a Susanna Cenni, l’altra deputata senese che è anche membro della segreteria nazionale del Pd. Perché Enrico Letta ha chiesto a tutti qualche giorno di tempo per preparare l’annuncio ufficiale. Ma ormai il dado è tratto. Nel collegio lasciato libero dall’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a novembre, dopo la sua ascesa alla presidenza di UniCredit, si sfideranno il segretario dem e Tommaso Marrocchesi Marzi, imprenditore vinicolo del Chianti, sostenuto da tutto il centrodestra, dalla Lega a Forza Italia, da Fratelli d’Italia a Coraggio Italia di Brugnaro e Toti. Potrebbero esserci altri candidati, ma da Italia Viva per ora arrivano segnali incerti e di attesa, nonostante i rapporti tutt’altro che idilliaci tra il leader Pd e renziani.

Il fatto che Letta abbia rotto gli indugi, ufficializzando la sua voglia di ritornare in Parlamento dopo la fine del suo governo e gli anni in cattedra a Science Po a Parigi, toglie il Pd toscano dalle ambasce.

Su quel seggio senese, per decenni più blindato di Fort Knox per la sinistra, usato come trampolino nel passato per entrare in Parlamento da Fernando Di Giulio a Giuliano Amato, da Franco Bassanini a Enrico Boselli per finire con Padoan, si erano focalizzate le ambizioni di altri aspiranti deputati. Nonostante l’elezione non sia certa come in passato, perché assieme a 31 Comuni senesi, ci sono 5 aretini più spostati verso il centrodestra. La prima mossa fu quella di candidare Nicola Zingaretti, appena dopo le dimissioni di Padoan. Ma l’allora segretario Pd e governatore del Lazio smentì quella soluzione. Dopo la fine del governo giallorosso e l’arrivo di Mario Draghi, Pd e 5 Stelle pensarono di risarcire l’ex premier Giuseppe Conte e di cementare la nascitura alleanza, candidandolo al seggio senese. Poi è spuntata l’ipotesi Letta.

Agli inizi di giugno la Direzione provinciale del Pd ha approvato un documento all’unanimità nel quale si chiede al segretario di rappresentare le istanze del territorio alla Camera. La risposta era legata alla madre di tutte le vertenze tra Siena e il governo, il futuro del Monte dei Paschi. Per Siena e i 22mila dipendenti della banca il progetto ‘spezzatino’, la vendita degli asset del Monte a un pool di banche da UniCredit a Banco Bpm, dal Mediocredito Centrale a Bper, significherebbe la dissoluzione dell’istituto finanziario più antico del mondo. Letta avrebbe potuto essere una garanzia di soluzioni migliori. L’aver accettato suffraga la tesi di chi pensa a una scelta imminente da parte di Draghi su Mps.