Matteo Renzi alla Leopolda (Imagoeconomia)
Matteo Renzi alla Leopolda (Imagoeconomia)

Roma, 6 novembre 2016 - Matteo Renzi chiude la terza e ultima giornata della kermesse alla stazione Leopolda di Firenze. Un ultimo intervento che il premier apre scherzando sui minuti di black out all'interno della Stazione a causa del maltempo che sta colpendo la città. "E' stato tutto organizzato come castigo divino per i discorsi che avete fatto in questi tre giorni...". ha detto il premier. Un'edizione che il premier ha definto "sorprendente" questa Leopolda, "perché in tanti hanno sempre sostenuto che un'iniziativa organizzata da quelli del governo è difficile che riesca ad emozionare".

Poi il primo pensiero ai terremotati: "A tutti gli sfollati vorrei andasse il primo pensiero non solo della Leopolda ma di tutti gli italiani che credono che risolveremo anche questa, che saremo capaci di ricostruire, che andremo oltre il sentimento di orgoglio che abbiamo avuto nell'estrarre vive 238 persone, una cosa mai accaduta in Ue. Non basta rispondere all'emergenza e se vogliamo essere coerenti e non utilizzare il terremoto come set di grande show, dobbiamo mettere in atto una politica di prevenzione", ha detto il premier. E proprio a proposito di terremoto il premier lancia una stoccata all'Ue: "Tutte le spese per ricostruire le scuole saranno fuori dal Patto di Stabilità, piaccia o non piaccia a quelli di Bruxelles", ha detto il presidente del Consiglio.  "Il futuro dei nostri figli vale più dei funzionari della Unione europea". 

LA DIRETTA

REFERENDUM - Il premier dal palco di Firenze chiama alla mobilitazione in vista del referendum, che si è detto "sicuro di vincere": "Siamo ad un bivio - dice -, è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani". Poi Renzi attacca gli avversari, i sostenitori del 'no': "Vogliono solo difendere i loro privilegi e sanno che il 4 dicembre è la loro ultima occasione per tornare in pista. Non c'è altro, lo hanno capito anche i bambini, ma quale articolo 70...". Immancabile la stoccata a D'Alema, apertamente schierato contro la riforma renziana: "D'Alema dice che lui la faceva meglio - dice il premier - . E allora perché non l'hai fatta te in questi anni?".

ATTACCO ALLA MINORANZA - Durissimo l'attacco alla minoranza Pd all'indomani dell'accordo sull'Italicum. Minoranza che si è spaccata, con l'ok di Cuperlo e i Bersaniani che sono rimasti fermi sul 'no'. "C'è un pò di amarezza - ha attaccato il segretario del Pd - perché in parte del nostro partito è prevalsa la tradizionale volontà non tafazziana, sarebbe troppo semplice dire che è farsi del male da soli, ma è prevalso il messaggio che gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell'Ulivo perché non erano loro a comandare la sinistra stanno decretando la fine del Pd perché hanno perso un congresso e usano il referendum come lo strumento per la rivincita. Con rispetto, umiltà ma decisione non ve lo consentiremo". Parole dure che sono state accolte dall'ovazione della paltea, da cui si è levato qualche "Fuori fuori" riferito a quelli che Renzi ha chiamato "i teorici della ditta".

SCONTRI: "NOI CON LE FORZE DELL'ORDINE" - E a proposito degli scontri di ieri avvenuti durante il corteo nel capoluogo toscano tra forze dell'ordine e manifestanti anti-Renzi, il permier dice: "Quando in Piazza San Marco ci si incappuccia, si prende un cartello stradale e si cerca di darlo in testa ai poliziotti non si difende la Costituzione, ma la si offende e noi stiamo dalla parte di quelle forze dell'ordine che ieri erano in piazza". "Dicevano che volevano venire alla Leopolda: vi do una notizia, basta mandare una email", ha aggiunto Renzi.