Alfano tra Lorenzin e Lupi durante la conferenza di Ap (Ansa)
Alfano tra Lorenzin e Lupi durante la conferenza di Ap (Ansa)

Roma, 1 giugno 2017 - Lo strappo è sancito. Dopo giorni di botta e risposta a distanza innescata dalla soglia di sbarramento al 5% imposta prevista dal modello tedesco della nuova legge elettorale, Angelino Alfano rompe gli indugi e dichiara la fine dell'alleanza con il Pd. "Riteniamo conclusa la nostra collaborazione con il Partito democratico", ha spiegato il ministro degli Esteri nel corso di una conferenza stampa convocata al termine della direzione del partito. Il supporto al governo Gentiloni però resta e continuerà fino alla fine della legislatura con "lealtà", anche se la "fedeltà dimostrata in questi anni è stata mal ripagata" da Matteo Renzi. Non si fa attendere la replica del segretario Pd, che dice: "Capisco il nervosismo di Alfano. Far cadere Gentiloni? Io ho fatto cadere il mio governo".

SCHEDA Come funziona il modello tedesco

ALFANO - Alfano, quindi, chiude ogni rapporto con l'ex presidente del Consiglio (con cui ha governato per mille giorni da ministro dell'Interno) e accetta la sfida sulla legge elettorale. Alternativa popolare, ha annunciato sempre il capo della Farnesina, presenterà emendamenti solo sulle preferenze e per introdurre un premio di governabilità. La soglia di sbarramento può restare al 5%, "noi - ha assicurato - non faremo ostruzionismo". Per superare la soglia d'ingresso al Parlamento il partito avvierà subito contatti "con tutte le forze popolari, moderate e liberali" del Paese per dare vita a un progetto politico "che tutti i sondaggi danno al 10%". Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera, ha già ricevuto il mandato per organizzare i primi incontri. 

Poco più di tre anni fa, ha detto Alfano ricordando il sì all'intesa con il Partito democratico per formare il governo Renzi, "abbiamo sfidato tutto e tutti pur di mandare avanti il Paese che in quei mesi era in grande difficoltà. Siamo stati leali alla Repubblica e al Paese. Ora non cambiamo idea, e anche se la nostra lealtà è stata mal ripagata la rimettiamo a disposizione". 

Dunque Ap resta al governo e al fianco di Gentiloni. Alfano però ripropone al segretario dem la domanda che gli rivolge da ieri: "Gli chiediamo di rispondere a un semplice interrogativo: vuole fare cadere il governo Gentiloni, il terzo governo in quattro anni, o no? Attendiamo una risposta". 

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Alfano non ha nemmeno smentito l'attacco a Renzi portato dal collega di partito Sergio Pizzolante che, in mattinata, aveva detto che dal segretario Pd già da febbraio erano giunte pressioni per far cadere il governo in cambio di una legge elettorale più favorevole ad Ap. D'altra parte, fa poi notare, "non è uno scoop clamoroso: ci sono intere rassegne stampa che indicano l'agitazione del Pd su Gentiloni fin dalla nascita del governo...".

Affermazioni che il Pd ha respinto con il coordinatore nazionale Lorenzo Guerini e con Matteo Ricci, componente della segreteria: "Non è assolutamente vero", "sono solo parole false". A loro si è unito anche il portavoce della segreteria Matteo Richetti.  "Noi abbiamo dieci volte i voti di Alfano. Avremmo avuto bisogno di Alfano per far cadere il Governo? Se c'è un tema chiaro è la fiducia del Pd e del suo segretario nei confronti del governo Gentiloni, fiducia che, a differenza del partito di Alfano, non è mai venuta meno". 

RENZI - "A me spiace per il partito di Alfano se c'è il via libera alla legge elettorale i piccoli partiti non entreranno in parlamento, capisco il nervosismo - ha replicato Renzi al Tg1 -. Far cadere Gentiloni? io ho fatto cadere il mio governo mi sono dimesso dopo che tutti avevamo perso il referendum ma qualche partito non conosce bene come lasciare la poltrona". 

E ha continuato: "La legge elettorale è nelle mani del Parlamento. Noi abbiamo un impegno con il presidente della Repubblica", sottolinea Renzi. "La tensione esiste. Ma a questo punto della legislatura è anche normale. Se questa legge salta il Movimento 5 stelle va in difficoltà. Io sulle preferenze non ho difficoltà", dice ancora l'ex premier. "Abbiamo fatto una operazione istituzionale non una cosa con Berlusconi", spiega ancora Renzi. "E' chiaro che a fine legislatura ci siano tensioni tra i parlamentari", ribadisce.