Martedì 16 Luglio 2024

Le spine del Movimento. Grillo incontra Raggi. Sul piatto il dilemma del terzo mandato

Il padre nobile spinge sul ritorno alle origini. Ma c’è il tema della discontinuità

Le spine del Movimento. Grillo incontra Raggi. Sul piatto il dilemma del terzo  mandato

Le spine del Movimento. Grillo incontra Raggi. Sul piatto il dilemma del terzo mandato

Alleanza o antagonismo col Pd e terzo mandato per parlamentari e eletti. Sono questi i due nodi dirimenti il futuro del M5s dopo la sonora strigliata nelle urne delle elezioni europee. Per quanto il 9,9% consenta appena di difendere il ruolo di terza forza politica nazionale, infatti, il movimento è in assoluto quello che perde il maggior numero di voti, ben 2 milioni, distanziato di 14 punti dal 24% del Pd e con la sinistra di Avs che (col 6,7%) potrebbe persino ambire a contendere il ruolo di seconda forza del centrosinistra, se ne avesse l’ardire.

Se l’antagonismo coi dem è il refrain della fronda più ancorata alle origini, il vincolo dei due mandati è altrettanto identitario e irrinunciabile. Ed è intorno a quello che si disputa la partita interna al M5s: il terzo mandato e la costruzione di una classe dirigente che preluda più o meno a un partito, rispetto all’idea di una formazionepopulista e movimentista improntata all’antagonismo anti-sistema. Di questo Giuseppe Conte e Virginia Raggi, oltre a tesoriere Claudio Cominardi, son andati a parlare con Beppe Grillo tra venerdì e sabato all’hotel Forum di Roma.

All’indomani della scomparsa (nel 2016) di Gianroberto Caseleggio e del suo genio originale, e un po’ eversivo, in materia di potere demo-telematico diretto, il nuovo corso guidato dall’ex premier Conte ha improntato il movimento alla forma partito. Una dimensione in cui diventa fondamentale costruire una classe dirigente con un minimo di stabilità e in grado di prospettiva. E su questo, e solo su questo, si disputa la diatriba tra il presidente e il garante Beppe Grillo. Che trova schierata dalla sua parte la fronda delle origini, dal pittoresco ex ministro Danilo Toninelli all’ex sindaca di Roma Virginia Raggi, incontrata ieri a Roma. Oltre all’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, meno pregiudiziale rispetto ai dem, e altre figure ingombranti come Alessandro Di Battista e il suo ex competitor Luigi Di Maio, oggi tutti estranei al movimento. Tante le figure più o meno autorevoli messe a rischio dal limite dei due mandati, come l’ex presidente della camera Roberto Fico e le stesse Raggi e Appendino. Ma il problema è che "col limite dei due mandati sono in tanti che vanno a scandenza in questa legislatura". Conti alla mano, sono destinati all’addio 13 senatori su 27) e 33 deputati su 51.

Per questo l’Assemblea nazionale in programma per l’autunno si troverà in primo luogo a discutere del modo di dar continuità al gruppo dirigente pentastellato. Un problema in primo luogo pratico, viste le peculiarità organizzative del movimento. Tanto che diventeranno dirimenti le modalità decisionali, vista la predilezione per la democrazia diretta degli iscritti a scapito di ogni forma di delega. Fatto sta, però, che Conte dovrà superare la propria tradizionale titubanza e decidere di andare al confronto diretto sul tema dei due mandati, rispetto a cui Grillo continua a dichiararsi contrario. Ma il movimento potrebbe mettere sul piatto la maxi consulenza per la comunicazione affidata a Grillo, con un compenso di 300 mila euro l’anno, che è motivo di malcontento tra molti parlamentari. Il rinnovo del contratto potrebbe essere legato al via libera al terzo mandato.

Cosimo Rossi